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«Si rispetta madre Terra anche non sporcando»

«Si rispetta madre Terra anche non sporcando»

Le parole dell’arcivescovo Italo Castellani al convegno a villa Borbone, tra religione ed economia

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VIAREGGIO. Ha preso la parola, un po’ a sorpresa, al convegno organizzato a villa Borbone dall’associazione “Nuova civiltà mediterranea” presieduta da Alessia Brogi. L’arcivescovo di Lucca Italo Castellani si è richiamato all’Enciclica di papa Francesco (“Laudato sii”) che ieri al centro dell’iniziativa dagli aspetti anche tecnici. E se il pontefice richiama «alla cura della casa comune», ha sottolineato Castellani, «spetta a noi questa cura». Per custodire «la madre Terra», ha continuato l’arcivescovo, «è necessario un grande sforzo educativo verso i nostri ragazzi. Si rispetta madre Terra anche non sporcando...». Parole che guardando «ad un’ecologia integrale, che sia economica, culturale, ambientale e della vita quotidiana. In vista di un’alleanza da recuperare tra umanità ed ambiente». Come a dire che ciascuno di noi può mettere in piedi la sua piccola Conferenza di Parigi per passare dalla teoria alla pratica ambientale.

Dalla religione all’economia, dopo le parole di monsignor Castellani sono risuonate quelle di Stefano Zamagni, membro ordinario della Pontificia Accademia delle scienze, professore dell’università di Bologna. Parole forti, quelle di Zamagni, che sicuramente sarebbero piaciute a Bergoglio. «L’ambiente è degradato perché c’è sperequazione». E la teoria economica dominante in Occidente «è una teoria economica contro l’ambiente». Più chiaro di così è difficile. E sarebbe davvero di avere questo concetto al centro di qualsiasi politica ambientale che non si accontenti di facili slogan che poi non trovano riscontro nella realtà ed effetto positivo sulla vita dei cittadini. «Il problema ambientale - sono ancora le parole dell’economista - non può essere superato che dall’abbattimento delle diseguaglianze. Le popolazioni ricche inquinano ed i poveri no, perché non hanno niente»: questa è la realtà. Anche Zamagni ha richiamato ad una visione collettiva dell’ambiente: «È un errore consideralo “bene pubblico”». La dicitura deve essere sostituita, piuttosto, con quella di «”bene comune”. E se è comune vuol dire che non può essere affidato agli Stati. Perché gli Stati a volte sono “birichini”». Il bene comune, dunque deve essere affidato a «gestioni comunitarie che vanno definite», è l’esortazione di Zamagni che ha spiegato il senso più profondo dell’Enciclica papale.

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