Sicurezza
Botte a moglie e figlia, in carcere 5 anni
Le violenze avvenivano tra le mura di casa, nel silenzio e di continuo. Lo hanno provato le intercettazioni telefoniche
VIAREGGIO. Cinque anni e quattro mesi (per effetto del rito abbreviato, altrimenti sarebbero stati otto) la condanna per l’orco che maltrattava la moglie e la figlia minorenne. Un massacro quotidiano, che si consumava tra le mura di casa diventate una prigione per le due donne: lui, quarant’anni, le picchiava sistematicamente, provocando lesioni per le quali era necessario ricorrere alle cure dei sanitari, più spesso dell’ospedale Versilia, una volta anche dell’ospedale pisano di Cisanello.
E tutto era rimasto nel silenzio, per lungo tempo, troppo. La donna, per paura che la situazione potesse ulteriormente degenerare, non aveva mai fatto parola delle violenza che lei e la figlia subivano. Finché un giorno fu costretta a presentarsi al pronto soccorso dell’ospedale Versilia: aveva il volto tumefatto, distrutto. Gli esami evidenziarono che una mandibola era fratturata, il setto nasale rotto, un molare praticamente schizzato via. «Sono caduta e cadendo ho sbattuto con un comodino di casa», fu la giustificazione resa dalla povera donna per le condizioni in cui si trovava davanti ai sanitari del Versilia. Fu giudicata guaribile in trenta giorni.
Ma il referto, così come era stato esteso, non appena giunto sul tavolo del pubblico ministero della procura di Lucca Antonio Mariotti destò subito forti sospetti sulla natura di quelle lesioni. Il pm Mariotti dispose subito che si svolgessero intercettazioni ambientali: immediatamente furono messi sotto controllo i telefoni dei coniugi e ben presto i loro rapporti, le prevaricazioni e i maltrattamenti di lui sulla moglie e sulla figlia vennero a galla. Quasi in contemporanea inoltre ai servizi sociali del comune di residenza della famiglia (un comune della Versilia) era giunta una denuncia anonima di maltrattamenti a carico della bambina.
Nell’estate 2015 l’uomo venne arrestato dai carabinieri e portato al carcere San Giorgio di Lucca. Dove si trova ancora e dove rimarrà per tutto il tempo della pena che gli è stata inflitta. La vicenda giudiziaria si è conclusa infatti in un’aula del tribunale lucchese in via Galli Tassi, davanti al gup Riccardo Nerucci.
L’uomo ha patteggiato la pena iniziale di otto anni per maltrattamenti a carico della moglie e della figlia. Maltrattamenti continuativi e immotivati: le botte, i pugni erano un incubo quotidiano, volavano senza motivo se non la volontà di lui di affermare la propria forza, il proprio dominio.
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