Il dolore
Il pm: Remorini non può essere libero
Donne scomparse a Torre del Lago: la Procura chiede di confermare le condanne dello “zio” e della badante
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TORRE DEL LAGO. «È inconcepibile che una persona condannata per reati così gravi, che nel frattempo ha commesso altri reati e che ha minacciato un altro imputato possa essere ancora libera».
È duro il j’accuse che Giancarlo Ferrucci, sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Firenze, rivolge a Massimo Remorini. Il magistrato ha parlato nella prima udienza del processo di secondo grado per il caso delle donne scomparse. E dopo aver ribadito la correttezza dell’impianto accusatorio, ha chiesto alla Corte d’Assise d’Appello fiorentina la conferma della sentenza di primo grado. E cioè la condanna a 38 anni di Remorini e a 16 della badante Maria Casentini per la morte di Velia Claudia Carmazzi e l’omicidio di sua madre Maddalena Semeraro, scomparse da Torre del Lago dall’estate del 2010 e mai più ritrovate.
Il procuratore generale Ferrucci si è espresso con toni molto severi nella sua requisitoria. «Remorini era il custode delle due donne, e ora deve dire dove sono finite», ha spiegato. Ma le parole che hanno fatto più rumore sono quelle espresse sul fatto che lo “zio” oggi sia a piede libero. La pubblica accusa ha rammentato che, mentre Remorini era sotto inchiesta per il giallo di Torre del Lago, è finito in carcere per una rapina commessa a Imola (Bologna). Inoltre il pg ha ricordato la vicenda delle minacce che Francesco “Cecchino” Tureddi, testimone chiave dell’accusa, sosteneva di aver ricevuto da Remorini per il fatto di averlo inchiodato al processo. A proposito di Tureddi, la Procura ha ribadito che lo ritiene credibile e che è un elemento centrale nella vicenda. Dichiarazioni che hanno soddisfatto il suo avvocato difensore Aldo Lasagna.
Allo stesso tempo, però, il procuratore generale non ha richiesto provvedimenti di restrizione della libertà per Remorini. Sulla questione Massimo Landi, l’avvocato difensore dello “zio”, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Rinviando le proprie valutazioni all’udienza del 21 gennaio, quando parleranno proprio i difensori prima della sentenza della Corte.
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Velia Carmazzi, all’epoca 59 anni, e sua madre Maddalena Semeraro, 80, sono scomparse tra l’agosto e il settembre del 2010. Hanno trascorso gli ultimi mesi in una roulotte in un campo a Torre del Lago. Campo poi definito degli orrori, per le condizioni igienico-sanitarie.
Nell’udienza di giovedì 17 è stato definito «un campo di concentramento» dal procuratore generale. Secondo i giudici che hanno condannato Remorini e Casentini, le due donne sono morte per inedia. E i loro resti sono stati fatti a pezzi e bruciati in un bidone. Poi sono stati gettati in un cassonetto della spazzatura, per non essere mai più ritrovati.
Oltre alla Procura, hanno parlato gli avvocati di parte civile. E cioè Alberto Consani (difensore di David Paolini, figlio e nipote delle due donne), Giorgio Nicoletti (legale di Sabrina Paolini, l’altra figlia) e Fabrizio Miracolo (avvocato di Raffaella Villa). «David - ha detto l’avvocato Consani - sta scontando una pena anche se è la vittima di questa vicenda. Le parole su Remorini? Io dico che è entrato nella famiglia di Velia e Maddalena come un lupo entra nell’ovile».
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