Italia
Software per la riscossione scollegati tra loro
Patrimonio, il curatore Bellomo: soldi ce n’erano pochi ma quei pochi sono stati spesi non benissimo
VIAREGGIO. Non è impresa facile «mettere mano alla stratificazione» dei problemi. Donato Bellomo combatte col mostro a tante teste che è la Viareggio Patrimonio e guarda alla data dell’8 gennaio e all’udienza in Corte d’Appello a Firenze quando i giudici dovranno esprimersi in merito ai reclami presentati contro il fallimento deciso dal Tribunale di Lucca. «La gestione di una società senza risorse è improba. Sì e no si coprono i costi». Ma se è ancora presto per parlare di «messa in sicurezza della contabilità», Bellomo fa entrare un raggio di luce quando parla di «situazione sotto controllo».
Certo, non sfugge neppure il professionista lucchese tra i più stimati alla considerazione che situazioni del genere, con relazione alla galassia societaria viareggina e alla Patrimonio superstar, è difficile vederle. D’altra parte era stata la stessa affermazione che si era lasciato dietro Luciano Cimbolini al termine della sua ispezione per conto del ministero dell’economia (Mef). Perché - Bellomo da fotografo apprezzato parla per immagini - «si è nascosta la polvere».
Nel senso che si è inzeppata la Patrimonio di servizi che non rendono niente (ed ecco il “senza risorse”), si è preteso di rinviare il crac del Comune (ed ecco la “polvere nascosta”) e si è lavorato con una scarpa ed una ciabatta se non scalzi. «Gli errori che segnalano i cittadini - continua il curatore della società pubblica - derivano anche dalla mancanza di software adeguati». Come dire che la Ferrari ha tutto tranne il motore... «Ce n’è uno per l’Imu, uno per la Tasi, uno per la Tari», racconta Bellomo al “Tirreno”, «e sono tutti diversi tra loro e non comunicano. Tutti i programmi in dotazione sono scollegati dagli altri».
Impossibile non ricordare che tra le tante vicende all’attenzione della guardia di finanza e della Procura c’è anche quella dei 28.000.000 di tributi che la Patrimonio non ha riversato al Comune con la motivazione che erano le somme necessarie per fare andare avanti la società. Ma in che condizioni, viene inevitabilmente da chiedersi...
Bellomo sembra leggere nel pensiero al cronista e aggiunge: «Soli ce n’erano pochi e quei pochi diciamo che sono stati spesi non benissimo. D’altra parte la Viareggio Patrimonio era lo specchio di come andava il Comune». (d.f.)
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