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Versilia

Primo nato al Versilia grazie agli ovuli donati

di Matteo Tuccini
Primo nato al Versilia grazie agli ovuli donati

Si tratta di un bel maschietto di tre chili: sia lui che la mamma stanno bene È il frutto di una delle fecondazioni eterologhe fatte alla Procreazione assistita

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VIAREGGIO. Sembra un fiocco azzurro come un altro, quello spuntato ieri all’ospedale Versilia. Ma non è così. Perché è vero che, come dicono da queste parti, «i bimbi sono tutti uguali». Ma questo bel maschietto di oltre tre chili un po’ speciale lo è. Si tratta del primo bambino nato grazie alla cosiddetta fecondazione eterologa: in questo caso, la gravidanza e la successiva nascita sono avvenute perché una donna ha donato i suoi ovuli alla futura mamma. Sia lei che il piccolo stanno bene, per la gioia di una famiglia che - come tante che si rivolgono al Centro di procreazione assistita del “Versilia” - avevano quasi perso la speranza di avere figli. E invece grazie a questa nuova tecnica, resa possibile dopo la caduta del divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40, la speranza avrà un sorriso e delle mani paffutelle.

A rendere noto l’accaduto è stata la stessa Asl, con la direttrice del Centro di procreazione assistita, la dottoressa Cristiana Parri. Che, dopo aver rassicurato sulle condizioni del bambino e della mamma, rivela che da quando la Corte Costituzionale ha abolito il divieto di fecondazione eterologa - era l’aprile del 2014 - alla Procreazione assistita sono stati avviati otto casi. «Cinque sono di fecondazione eterologa femminile, cioè con donazione esterna di ovuli - spiega - con quattro gravidanze in corso e una nascita, quella appunto di cui abbiamo dato notizia. Ma ci sono anche tre casi di eterologa al maschile». Cioè attraverso la donazione di spermatozoi. Grazie al quale, al momento, c’è una gravidanza in corso.

Il lavoro fatto in meno di un anno e mezzo, insomma, è già molto. C’è da dire che da subito, quando la Consulta disse sì all’eterologa, l’Asl e il centro Pma si dissero pronti a lavorare con la nuova tecnica sulle coppie sterili. Ma in un settore così delicato le complicazioni sono all’ordine del giorno. La difficoltà nel trovare donatori di ovuli e spermatozoi, in un Paese come il nostro dove pagare questo tipo di prestazione è illegale, è evidente. L’Asl versiliese, inoltre, ha deciso - a differenza di Careggi - di non acquistare gameti in una banca del seme europea. «È una scelta che consideriamo più giusta: da noi tutto si basa sulla donazione volontaria e gratuita», dice la direttrice del Centro. Su questa procedura, però, grava un ticket di 500 euro che viene chiesto sia alla famiglia ricevente che a quella donatrice. «Una cifra non indifferente - ammette la dottoressa Parri - che complica un po’ le cose. Mancano delle politiche che incentivino la fecondazione assistita eterologa, lo sa anche la Regione. A cui abbiamo chiesto almeno di dimezzare il ticket per chi “regala” i gameti a un’altra coppia».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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