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Versilia

dopo la sentenza

«Ideò e coordinò l’assalto» Resterà in carcere col figlio

«Ideò e coordinò l’assalto» Resterà in carcere col figlio

FORTE. Per gli inquirenti - polizia e Procura di Lucca - per i familiari della vittima, e a questo punto anche per i giudici, la mente è stata lei. Dana Raducan, 24 anni, la giovane rom che faceva le...

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FORTE. Per gli inquirenti - polizia e Procura di Lucca - per i familiari della vittima, e a questo punto anche per i giudici, la mente è stata lei. Dana Raducan, 24 anni, la giovane rom che faceva le pulizie nella casa di un pensionato amico di Luana Mariani (anche lui finito a processo con l’accusa di favoreggiamento), e che da Luana andava a pranzo ogni tanto, avrebbe ideato il colpo. Si sarebbe accorta che la donna camminava male, e che poteva essere tenuta buona durante la rapina. Ma qualcosa, quel pomeriggio del 4 aprile 2014, è andato storto. Luana è morta. E se quel foulard lasciato nella bocca della vittima sia stata crudeltà o folle dimenticanza, non è ancora chiaro.

Una cosa è certa: Dana conosceva la vittima. Forse erano amiche, o forse no. Lei stessa ha ribadito questi fatti in Corte d’Assise. Ha ammesso anche di sapere che Luana camminava con difficoltà. «Ma non sono stata io l’ideatrice dell’assalto: sono gli altri che l’hanno pensato ed eseguito», ha assicurato. Versione opposta a quella di Marcel Raducan e Madalin Paun, per il tribunale i complici di Dana. Loro le hanno attribuito il ruolo di “mente”. Hanno affermato che «credevano di fare un furto mentre la Mariani non c’era». Chissà se questa affermazione corrisponde al vero. Fatto sta che Luana c’era, eccome, e li ha visti arrivare. Dana invece no, lei non c’era. Ma secondo i tabulati telefonici prodotti in tribunale dalla Procura avrebbe parlato al telefono con il marito - che stava facendo il “palo” - durante la rapina. «Che motivo aveva di sentire l’uomo in quei momenti?», le hanno chiesto gli inquirenti. «Volevo solo sapere dov’era», ha replicato lei.

Dana, a differenza di Paun e del marito, non ha scelto il processo con rito abbreviato. Anche perché il suo percorso giudiziario è stato diverso: inizialmente era accusata solo di calunnia per aver tentato di depistare le indagini, accusando un albanese che non c’entrava nulla. Poi la sua posizione si è fatta più pesante. Nel frattempo è diventata madre di un bambino, tanto che un’udienza è stata rinviata proprio perché aveva appena partorito. Dal carcere “Don Bosco” di Pisa è stata trasferita a Sollicciano, alle porte di Firenze, dove sono in grado di ospitare le detenute neomamme. E lì, assieme a suo figlio, Dana resterà. Nonostante la richiesta di arresti domiciliari con braccialetto elettronico fatta dal suo legale. La giovane, infatti, vive in una roulotte e questo rende impossibile l’applicazione del braccialetto. (m.t.)

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