Gioco
L'ultimo romanzo di Simi trionfa al Noir in Festival di Courmayeur
"Cosa resta di noi" (Sellerio), ambientato a Viareggio, vince il premio Scerbanenco dedicato alla letteratura noir
VIAREGGIO. Ha brindato con la grolla, come si conviene in terra valdostana, lo scrittore viareggino Giampaolo Simi dopo l'annuncio della vittoria e la consegna del Premio Scerbanenco dalle mani del collega e amico Maurizio De Giovanni : il suo Cosa resta di noi, uscito a maggio per Sellerio e giunto alla terza ristampa, è stato ritenuto dalla giuria letteraria del Courmayeur Noir in festival il miglior romanzo noir del 2015.
A quindici anni dalla finale, ottenuta agli esordi della carriera con uno dei suoi primi libri - "Direttissimi altrove" (correva l'anno 1999) quando entrò in cinquina ma a vincere il premio fu Pino Cacucci con "Demasiado Corazon", Simi - votato dalla giuria tecnica e online da quella popolare - ha trionfato sui diretti avversari, grandi nomi della letteratura gialla come Marcello Fois, Romano De Marco, Raul Montanari e Grazia Verasani. Ed è stata una grande soddisfazione. Oggi come allora.
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«Sì, già allora fu davvero una grande soddisfazione entrare nella cinquina dei finalisti, così come quest'anno. E certo non pensavo di vincere: per questo è stato ancora più bello. Conquistare un premio che già quindici anni fa, quando muovevo i primi passi nel mondo della letteratura di genere, mi aveva dato fiducia. è stata una conferma e al tempo stesso il coronamento di sei mesi di incontri con il pubblico, di tappe in tutta Italia».
Il debutto fu proprio al Salone del Libro di Torino quando Simi fu chiamato a presentare la sua ultima fatica insieme ai giallisti Sellerio, squadra di cui - proprio con Cosa resta di noi - Simi è entrato a far parte con onore e merito. Da allora, nel corso di questi mesi, il suo noir psicologico ambientato nella sua Viareggio, in uno stabilimento balneare deserto durante la stagione invernale che ha al centro la crisi di una coppia in cerca di figli, ha incontrato il consenso di tanti lettori e tanti librai.
«All'indomani della premiazione - conferma Simi - ho ricevuto tanti messaggi, soprattutto di chi ci tiene a dire "noi lo avevamo detto": nel mio lungo tour per l'Italia infatti ho trovato davvero tantissime persone, addetti ai lavori, che hanno supportato il mio lavoro con entusiasmo e affetto. Questa vittoria se la sentono anche un po' loro. Sono contento che abbiano avuto ragione».
Così a Frosinone, così a Verona, così a L'Aquila «città - che tiene a sottolineare lo scrittore viareggino - davvero ancora "fantasma", deserta, dove la parola d'ordine è rifare comunità attraverso la cultura». Così a Vimercate «dove pensi di non trovare nessuno ed invece in una ex-chiesa ti trovi davanti una platea numerosissima accorsa ad ascoltarti».
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Consensi che probabilmente si sono riversati nel voto popolare che fa media con quello della giuria tecnica e hanno fatto sì che Simi si aggiudicasse lo Scerbanenco «per me uno degli scrittori per i quali ho scelto di fare questo mestiere». Incontrato non prestissimo, Giorgio Scerbanenco, maestro della narrativa di genere italiana e uno dei padri del giallo in Italia, con Fruttero e Lucentini è stato uno dei capisaldi della sua formazione, grazie alla quadrilogia de "i ragazzi di Milano" sui quali Simi, nelle sue vesti anche di sceneggiatore, sogna di fare una serie televisiva.
Intanto proprio sul fronte del piccolo schermo, lo scrittore viareggino sta terminando di mettere a punto per Raiuno bene 12 puntate di un "poliziesco comedy" che finirà di scrivere a giugno con alcuni colleghi. Così come ancora nel mistero è avvolto il nuovo romanzo a cui sta lavorando e che uscirà tra un anno. Mentre qualcuno osa ipotizzare un film su Cosa resta di noi: «Certo come location costerebbe pochissimo - scherza Simi - basterebbe uno stabilimento balneare chiuso in inverno. Lo immagino come un tipico film francese tra amore e morte affidato a un regista d'oltralpe».
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