Gioco
Strage di Viareggio: scontro in aula sul plastico di Ferrovie
Cisterna, locomotore e binari in scala si muovono in video ma non in aula
VIAREGGIO. L’effetto è stato un po’ quello “Prova del cuoco”, con il miglior chef che in video mostra la preparazione di un piatto elaborato che si crea e si cuoce con tempi, immagini, prospettive ben diverse da quelle che si vivono dal vero, in cucina. Rete ferroviaria italiana, con l’avvocato Gaetano Scalise, porta in aula - al Polo fieristico di Lucca dove da due anni si tiene il processo per il disastro ferroviario da trentadue morti del 29 giugno 2009 - Stefano Bruni, dal 2002 professore ordinario di meccanica applicata alle macchine. Una consulenza completa, la prima che Ferrovie mettono insieme dai tempi dell’incidente probatorio, realizzata a più mani, ma completa di quei calcoli che più di una volta i consulenti degli imputati di Ferrovie e sue imprese (così come i periti del Gip) hanno fatto mancare.
Una musica completamente diversa, quella suonata da Bruni, specialmente dopo aver assistito alle risposte dell’ingegnere Roberto Roberti di fronte alla domande del pubblico ministero Salvatore Giannino. «Non so dire di quanto sia penetrata la zampa di lepre», è una delle risposte ascoltate ieri mattina. «Se il lembo ha lasciato il segno come ci dice vuol dire che è calcolabile quanto è penetrata...», ha obiettato il pm. «Non ho dati numerici per la penetrazione», è stata l’affermazione del testimone. E quando si è toccato l’argomento calcoli presenti in consulenza è emerso nuovamente, e con forza, il problema delle consulenze collegiali che il Tribunale ha deciso di ascoltare non collegialmente: «Questi calcoli li ha fatti o no?», chiede Giannino. «Non li ho fatti io - è la risposta -: ci sarà qualcuno tra i prossimi colleghi...». Una condizione che rende impossibile qualsiasi controesame, costringedo i pm, le parti civili e gli stessi difensori degli imputati (lo ha evidenziato ieri l’avvocato Anna Francini) ad un eterno “stop and go”.
Ma ieri era il gran giorno del plastico, o modellino, o ricostruzione tridimensionale. In aula è apparso un piano di compensato (tenuto in equilibrio da foglietti di carta tra tavola e piano di appoggio), con la riproduzione di binari quattro e cinque, cisterna in plexigas, locomotore, angoli di incidenza e punto dello squarcio nella tesi della difesa che ad aprire la cisterna carica di Gpl sia stata la zampa di lepre (un pezzo dello scambio) e non uno dei picchetti di rilevazione curve come sostengono Procura e consulenti di parte civile.
Ma in aula si sono viste solo le prove filmate, si presuppone al Politecnico, per altro con immagini parziali, che mai inquadravano l’intero plastico o almeno l’intera cisterna. Un po’ la lasagna appetitosa che spunta dal forno del cuoco in tv, là dove un attimo prima c’era solo della pastasfoglia. Perché in aula la movimentazione manuale dei pezzi in scala uno a dieci non si è vista. Anzi. La cisterna che in video seguiva il tragitto determinato dall’ingegnere, in aula se ne stava inchiodata alla base in compensato del plastico con una serie di ferri ben imbullonati. «Abbiamo pensato che ci sarebbe stata molta gente a guardare - ha spiegato spontaneamente Bruni - e che così non si sarebbe mossa».
Tra le prove che le telecamere hanno filmato e che Bruni ha riprodotto in video in aula (Procura e parti civili hanno chiesto al Tribunale acquisizione agli atti del plastico m anche dei filmati ed il presidente Boragine si è riservato di decidere) anche l’ipotesi passaggio della cisterna sul picchetto che per l’accusa l’avrebbe squarciata. «Vedete - ha detto il consulente di Rfi spiegando la movimentazione manuale del modellino di contenitore del Gpl -: bisogna portare la sottostruttura del carro tutta accostata sulla sinistra e giustificare come poi il carro sia tornato indietro». Ma -hanno fatto notare a margine dell’udienza i consulenti delle parti civili Marco Boniardi e Fabrizio D’Errico - il punto in cui inizia lo squarcio sul plastico in scala non è quello dove, nella realtà, si viene a trovare la “ferita” delle cisterna che è la causa della tragedia che il 29 giugno 2009 si è consumata a ridosso delle case di via Ponchielli seminando lutti (trentadue i morti), ferite, distruzione.
Del plastico si riparla il 13 gennaio: Procura e parti civili hanno un mese (meno i giorni delle festività) per misurarlo, scansionarlo, fotografarlo e preparare i conteggi e le obiezioni che costituiranno il controesame.
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