Sicurezza
Quel brindisi serve a nascondere la delusione
Mallegni puntava all'assoluzione, per questo, di fronte alla prescrizione, deve fare buon viso a cattivo gioco
PIETRASANTA. È finita, per lui e per la città che a giugno lo ha rieletto sindaco. Da ieri su Massimo Mallegni non pendono più alcuna condanna né la spada di Damocle della legge Severino. È una notizia importante, ovviamente, anche se scontata.
Da mesi era stato chiarito - dallo stesso Mallegni - che la data del 9 dicembre 2015 avrebbe decretato l’epilogo della sua lunga e per molti versi inquietante vicenda processuale e il dissolversi dell’incognita rappresentata fin qui dalla norma in base alla quale all’inizio del luglio scorso era stato sospeso dalla carica.
Lo si sapeva già perché due sole erano le conclusioni possibili del processo di fronte alla Corte di appello di Firenze: una sentenza di assoluzione piena, in base a una rivalutazione dei fatti per i quali i giudici di primo grado avevano ritenuto Mallegni colpevole di abuso d’ufficio, violenza privata e corruzione impropria; oppure una sentenza che si limitasse a sancire la prescrizione dei reati per i quali era stato condannato.
Mallegni voleva, si aspettava, la prima. Per questo a settembre di fronte ai giudici di Firenze, anziché appellarsi alla prescrizione, aveva chiesto che il processo di appello iniziasse. L’assoluzione sarebbe stata l’unico vero verdetto utile a risarcirlo in qualche modo delle settimane di reclusione e degli anni di tormento che ha dovuto patire per reati - quelli più gravi per i quali era stato riconosciuto innocente in primo grado - che non aveva commesso. Tutto comprensibile, come la voglia comunque di brindare alla conclusione di questa brutta storia.
Ma l’assoluzione non è arrivata. Per questo il modo e il tono con cui ieri pomeriggio in municipio è stata accompagnata la sentenza suonano artefatti e stonati. Come se fossero il tentativo di nascondere con il clamore la delusione per un finale che non è quello su cui Mallegni aveva scommesso.
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