La protesta
Sulla Viareggio Porto incombe la Bolkestein
Se la Corte europea bocciasse la deroga italiana salterebbero le concessioni Domani l’adunanza dei creditori chiamati ad approvare o respingere il concordato
VIAREGGIO. È il giorno del sì o del no per il futuro della Viareggio Porto. Domani si tiene in Tribunale a Lucca l’adunanza dei creditori, chiamati a pronunciarsi sull’offerta che sarà loro fatta all’interno del concordato. Offerta che - così da indiscrezioni - starà sensibilmente sotto il 50%. «I concordati - racconta al “Tirreno” chi si confronta quotidianamente con la materia - si chiudono oggi tra il 10 ed il 15%. Se per la Viareggio Porto fosse il 30% sarebbe già il top”.
Perché il concordato possa essere omologato serve il via libera della maggioranza dei creditori. Banche comprese, che - nel caso della Viareggio Porto - sono i principali creditori insieme al Comune che è socio unico dell’azienda pubblica e che aveva garantito un mutuo. Se tutto filasse liscio si potrebbe ipotizzare l’omologazione per febbraio 2016, perché il Tribunale fallimentare intende procedere spedito. Se non che, quando si tratta delle vicende viareggine, non c’è matassa che non si aggrovigli. In questo caso per un intoppo che non è locale, ma europeo.
Anche le concessioni demaniali dell Viareggio Porto sono infatti prorogate al 2020, grazie alla legge 25/2010. Una deroga tutta “made in Italy” che il ministero delle infrastrutture e dei trasporti in un recente parere definisce «di carattere straordinario e, dunque, temporaneo del sistema ordinario di rilascio/rinnovo delle concessioni demaniali per come delineato dalla normativa comunitaria (direttiva servizi, cosiddetta Bolkestein)». Sulla legge della quale l’Italia si è dotata pende la sentenza - attesa per aprile/maggio - della Corte di giustizia europea. Se la decisione non fosse favorevole alla deroga che la Commissione europea è tornata a contestare duramente nell’udienza del 3 dicembre scorso, allora anche la Viareggio Porto si troverebbe di fatto senza quelle concessioni (Madonnina e Triangolino) che ne costituiscono il principale valore. Con il risultato di dover mettere sicuramente a gara le concessioni, ma non l’azienda che a quel punto andrebbe inevitabilmente al fallimento.
Fallimento che potrebbe derivare anche da un no dei creditori all’offerta che riceveranno domani su un valore della società che è stato stimato di poco superiore ai tre milioni di euro. I debiti, invece, costituiscono una massa passiva di circa 4,5 milioni così suddivisi: debiti nei confronti del Comune per imposte Imu e Ici (la nota vicenda dell'accatastamento dello specchio acqueo) a partire dal 2004 per 1,5 milioni di euro circa; debiti verso il Comune per mutui contratti direttamente dallo stesso Comune e poi rigirati alla Viareggio Porto (per finanziare gli investimenti) ancora da rimborsare per circa euro 800.000 euro; debiti verso il Comune per concessioni "Collegio Colombo" per circa 150.000 euro; debiti verso il Comune per imposte relative al servizio smaltimento rifiuti per circa 150.000 euro. A questa cifra vanno aggiunti i debiti verso il sistema bancario (1,3 milioni verso il Banco Popolare e di 476.000 euro verso il Monte dei Paschi, al quale va aggiunto un importante scoperto di sconto), quelli verso i fornitori (circa 400.000 euro); altri debiti per circa 500.000 euro.
Se vi saranno o meno le cifre necessari per saldare il dovuto lo si saprà solo quando l’evidenza pubblica sarà bandita e a quel punto andranno messe sul tavolo le garanzie per partecipare. Ammesso che alla gara si arrivi, Bolkestein permettendo...
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