Sicurezza
Misericordia, dipendenti a casa alla fine del mese
In pochissimi, a quanto pare, saranno riassunti nella nuova associazione che sarà costituita
CAMAIORE. «Si parla tanto del futuro della Misericordia di Camaiore, ma non si affronta mai quello che sarà il destino di noi dipendenti». A sollevare la questione del futuro dei lavoratori dell’associazione camaiorese in gravissime condizioni tanto da andare verso il fallimento è stato Andrea Lunardi, uno degli undici stipendiati della Confraternita che dal prossimo 1 gennaio saranno costretti a rimanere a casa. E lo ha fatto durante l’assemblea dei soci della stessa associazione di pubblica assistenza tenutasi martedì scorso.
Definirli stipendiati, per la verità, è un puro esercizio teorico: i dipendenti dell’ente di pubblica assistenza infatti non percepiscono un’entrata regolare da almeno tre mesi. Una media di circa 2mila euro a testa ancora da ricevere, esclusa la liquidazione per l’interruzione del contratto di lavoro. Cifre che definire importanti, in tempi di crisi come questi, è un eufemismo.
«Si fanno tanti discorsi su quello che è stato un esempio plateale di mala gestione – dice Lunardi -, ma si evita ogni commento a proposito di quello che sarà di noi. Non sappiamo se avremo mai i soldi che ci spettano: ci troviamo in un limbo da cui non riusciamo ad uscire».
Parole che suonano come uno sfogo, ma che, come precisa lo stesso dipendente della Misericordia, non vogliono essere un attacco agli attuali vertici dell’ente commissariato: «Ramacciotti (il commissario della Misericordia, ndr) – spiega – ha fatto ben oltre quello che ci aspettavamo e di questo gli saremo sempre grati. Dalla fine del mese ci troveremo però tutti, o quasi, a piedi. Con uno stipendio come questo, seppur non elevatissimo, riuscivamo a coprire buona parte delle nostre spese. Tra di noi c’è chi ha una famiglia, chi addirittura dei figli nati da poco, e fa male sapere che dovremo rimanere senza un’occupazione in un momento dove i posti di lavoro scarseggiano». Lunardi solleva poi una questione: «Da quanto ci è stato detto – racconta – solamente uno o due dipendenti potrebbero essere richiamati a far parte del nuovo corso della Misericordia, il quale si reggerà quasi totalmente sui giovani volontari. A mio avviso sarebbe più giusto lasciare qualche soggetto più esperto all’interno del gruppo dei soccorritori, per gestire al meglio le situazioni più complesse».
Il piano di salvataggio, a quanto pare, non baderà ai sentimentalismi, visto che pare chiara l’intenzione di chiudere del tutto ogni tipo di collegamento con un passato scomodo. Per molti dei dipendenti in esubero però la Misericordia non rimarrà soltanto una parentesi lavorativa terminata in modo brusco: «All’interno di un’associazione come questa – conclude Lunardi – si creano dei legami di amicizia, fratellanza e complicità che esulano dai normali e consueti rapporti lavorativi. Sarà un dispiacere per tutti lasciare quella che per noi è stata per lungo tempo una vera e propria famiglia».
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