Gioco
Iacconi, nel mirino del pm il giovane già condannato
La Procura di Lucca vuole riascoltarlo: chiesto un incidente probatorio al giudice L’obiettivo è accertare eventuali responsabilità di Fialdini e Bianchi nel pestaggio
VIAREGGIO. Nuovo colpo di scena, l’ennesimo, nelle indagini sull’omicidio di Manuele Iacconi, il 34enne morto nel novembre del 2014 dopo un pestaggio in Darsena. Il pubblico ministero Sara Polino, che assieme alla collega della Procura minorile Benedetta Parducci dirige l’inchiesta sul delitto, ha chiesto al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Lucca di poter riascoltare il giovane già condannato a dodici anni per l’omicidio.
L’obiettivo della Procura lucchese è mettere alle strette il ragazzo che si era autoaccusato del pestaggio, e che al momento è l’unico finito sotto processo e condannato (oggi si trova recluso in una comunità di Parma). Gli inquirenti, basandosi anche su alcune sue parole, sono convinti che non sia stato il solo a picchiare a colpi di casco Manuele. E proprio per accertare eventuali responsabilità degli altri indagati - in particolare di Alessio Fialdini e Federico Bianchi, i due maggiorenni coinvolti - il pm Polino ha fatto una richiesta di incidente probatorio, a cui il gip dovrà dare risposta. Valutando se ci sia il carattere di urgenza che è tipico dell’incidente probatorio, strumento giudiziario con cui si acquisiscono prove o testimonianze che rischiano di non arrivare al processo.
Se il giudice accoglierà la richiesta della Procura, il diciottenne - di cui non mettiamo il nome perché minorenne all’epoca dei fatti - dovrà fornire l’ennesima ricostruzione su quella notte maledetta. Che peraltro ha modificato nel corso dell’inchiesta e del processo. Pochi giorni dopo l’aggressione, infatti, si era presentato spontaneamente alla polizia, sostenendo di essere stato l’unico a picchiare Manuele. In seguito, però, ha affermato che nel pestaggio di Iacconi i colpi erano arrivati da più parti. In particolare, ha raccontato che la miccia sarebbe stata accesa da Fialdini, il cui casco - questo è stato riconosciuto anche dalle difese - è stato effettivamente usato per massacrare Manuele. Proprio sui caschi e sui vestiti degli indagati si attende l’accertamento della polizia scientifica di Roma, che dovrà valutare le eventuali tracce di sangue su quelle che sono state le vere e proprie armi del delitto. Soltanto dopo l’eventuale incidente probatorio e la conclusione degli accertamenti sui caschi si capirà se la Procura intende chiudere definitivamente le indagini, e chiedere il processo per gli altri indagati. E cioè Fialdini, Bianchi e l’altro diciottenne coinvolto nell’aggressione a Iacconi e al suo amico Matteo Lasurdi.
@matteotuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
