Sicurezza
Gaia lottizzata dai partiti Ecco come se la spartivano
In un documento del 2008 le “quote” di incarichi per centrosinistra e centrodestra Ai democratici di Lucca spettava la nomina di un revisore scelto in Media Valle
VIAREGGIO. “Qual è la forma dell'acqua?". “Ma l’acqua non ha forma! Piglia la forma che le viene data”, scrive il grande Camilleri. Anche la forma che la politica le dà, se si tratta di Gaia, azienda idrica. Che vede quaranta Comuni soci e oggi deve fare i conti con le dimissioni nuovamente annunciate dal presidente Nicola Lattanzi e da una situazione finanziaria da equilibristi: un maxi debito (oltre 70 milioni) da restituire ai Comuni e una gigantesca partita con le banche: 140 milioni di finanziamenti necessari a far quadrare i conti e assicurare sia i servizi all'utenza che gli investimenti.
Un salto nella macchina del tempo e siamo nel 2008. Gaia non se la passa bene. Nel bilancio di quell’anno si legge che «il disallineamento dei costi operativi aziendali rispetto ai costi riconosciuti in tariffa e la situazione di temporanea tensione finanziaria hanno determinato la necessità di approntare un Piano di riorganizzazione aziendale volto ad efficientare la gestione». In calce da un documento datato “Lucca, 29 settembre” ci sono le firme di sette sindaci in carica all’epoca: Luca Lunardini (Viareggio), Giampaolo Bertola (Camaiore), Umberto Buratti (Forte), Roberto Pucci (Massa), Paolo Pratesi (Piteglio), Oreste Giurlani (Pescia), Angelo Zubbani (Cararra). Più quella di Cesare Leri (presidente dell' Ato rifiuti della provincia di Massa Carrara).
Il testo è un vero e proprio patto di ferro. «Si conviene che la vicepresidenza di Gaia, attualmente attribuita al rappresentante del Comune di Massa, va a quello espressione di Carrara» e che «il controllo analogo previsto (è) di 10 membri di cui 5, la maggioranza compreso il presidente, va al centro sinistra e 5 al centro destra con un vicepresidente». Entra in scena, al punto 5, anche il Partito democratico: «Il componente attuale espressione dei Comune di Montignoso nel collegio dei revisori di Gaia - convengono i firmatari - viene a scadenza sostituito con un componente individuato dal territoriale Pd di Lucca ed espressione dei Comuni di centro sinistra della Media Valle del Serchio».
Quando arriverà a scadenza, inoltre, «la presidenza del Collegio dei revisori di Gaia sarà indicata dal centro destra». E all’allora vice presidente Francesco Mandorli si decide di affidare la gestione del «periodo transitorio all’entrata in servizio del direttore generale, tramite un rapporto contrattuale che lo stesso Cda andrà a a stabilire».
Gaia come la Rai, insomma. A tutta lottizzazione, mentre i conti fanno acqua e la società - di anno in anno - è sempre più impossibilitata a pagare i debiti con i Comuni che se la spartiscono. Al punto che, oggi, dentro il fallimento della Viareggio Patrimonio c’è una bella “fetta” dei crediti non riscossi proprio da Gaia.
Un “vizio” antico, quello del posizionamento di cariche ed incarichi come spina dorsale dell’intera gestione societaria. Tanto che Nicola Lattanzi, nel documento allegato alla lettera di annuncio dimissioni inviata oggi ai Comuni, sottolinea «l'inadeguatezza dell'attuale assetto di governo societario, anche alla luce della crescita dimensionale intercorsa, con ripercussioni sul livello di efficienza produttiva e di efficacia strategica». La politica moltiplica se stessa e le assunzioni, ogni volta che tocca una società partecipata. Con buona pace di quel “bene comune” che è chiamata a gestire.
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