Lutto
Galli: «Quel David decapitato ispirato dalla barbarie dell’Isis»
Il carrista racconta l’idea del suo Barbarians: «Colpito dalla distruzione dei monumenti di Palmira Ma denuncio ogni forma di moderna inciviltà: dagli hooligans di piazza di Spagna ai black bloc»
VIAREGGIO. È un carro che nasce e trae ispirazione dalle immagini della devastazione dei monumenti di Palmira, in Siria, da parte dei miliziani dell'Isis durante l'avanzata dell'autoproclamato Stato islamico. Ma è un carro contro tutti i tipi di barbarie: dagli hooligans olandesi che devastarono la Barcaccia in piazza di Spagna a Roma ai black bloc che nei loro assalti distruggono sistematicamente tutto ciò che si trovano di fronte nei loro assalti.
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Dopo le polemiche di questi giorni è proprio Fabrizio Galli, autore di Barbarians, a chiarire il significato della costruzione con cui sfilerà a febbraio sui viali a mare.
Allora Galli, il suo carro shock con il David di Michelangelo decapitato ha suscitato grandi discussioni per i riferimenti all'Isis. Come è nata l'idea del carro?
«Naturalmente il bozzetto del carro è nato molto prima degli attentati dell'Isis a Parigi, visto che io, come tutti i costruttori, ho presentato i progetti alla Fondazione Carnevale in estate. E infatti l'ispirazione mi è nata quando ho visto i miliziani dell'Isis che devastavano la città di Palmira con tutto il loro carico di storia, di cultura, di civiltà che i monumenti presi di mira dai soldati del Califfato racchiudevano. Credo che vedere quelle immagini in televisione sia stato un pugno allo stomaco per tutti. Però chi come noi carristi vive a contatto con l'arte e la scultura - per quanto quella del Carnevale sia effimera e certo non paragonabile ai capolavori andati distrutti durante l'invasione - ha visto in quelle scene un attacco ad un mondo che è anche un po' il loro. Per questo ho deciso di esprimere queste idee in un carro. Ma il riferimento ai barbari non riguarda solo e soltanto l'Isis».
Chi sono i barbari dei nostri giorni?
«Purtroppo la profanazione dei monumenti e della cultura non è una prerogativa soltanto dell'Isis. Un episodio analogo legato sempre all'estremismo islamico è ad esempio la devastazione dei Buddha di Bamiyan, distrutti dai talebani in Afghanistan nel 2001. Ma, restando in Europa, i nuovi barbari sono anche i tifosi del Feyenoord che in occasione della sfida contro la Roma danneggiarono la fontana della Barcaccia in piazza di Spagna. O i black block che durante le loro manifestazioni devastano ogni cosa. Nel nostro piccolo sono barbari anche coloro che hanno distrutto la targa della statua di Burlamacco in piazza Mazzini, che rappresenta anche in quel caso un simbolo della nostra storia e della nostra cultura. Insomma, ci sono tante forme di barbarie. E il carro le denuncia tutte».
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L'altro elemento forte riguarda la decapitazione del David di Michelangelo. Un altro riferimento ai metodi brutali utilizzati dall'Isis…
«In realtà, quando ho rappresentato il capolavoro di Michelangelo con la testa mozzata, non ho pensato espressamente alle pratiche dell'Isis. Cercavo un gesto che racchiudesse in sé la barbarie. E cosa c'è di più barbaro se non la decapitazione. In questo caso, perciò, il fatto di rappresentare una testa tagliata è stato più un caso. Poi è chiaro che lo spettatore, davanti ad un carro come ad un quadro, legge l'opera come meglio crede. E non a caso, nella relazione di accompagnamento al carro, ho scritto che gli esempi di barbarie recenti purtroppo non mancano e che lascio all'intima scelta dello spettatore la barbarie che più lo ha trafitto nel corpo e nell'anima. Comunque, nel caso specifico della decapitazione, certi riferimenti iconografici sono più legati al mondo dei videogiochi e di certi fumetti che non al terrorismo di matrice islamica».
Qualcuno teme che il riferimento all'Isis possa creare qualche problema di sicurezza. Condivide questa preoccupazione?
«No, non la condivido. Certo, l'argomento dopo quello che è accaduto a Parigi va trattato con grande cura e attenzione. Però non credo che il riferimento all'Isis possa far diventare il Carnevale di Viareggio un bersaglio terroristico. Del resto già negli anni Settanta, durante il terrorismo di matrice politica, sui carri la satira era sicuramente più cruda e diretta ma non per questo la manifestazione era diventata un possibile obiettivo. E, più di recente, abbiamo visto rappresentato sui carri perfino Osama Bin Laden. Al contrario credo che il Carnevale di Viareggio e la satira politica che è uno dei suoi linguaggi caratterizzanti non debbano piegarsi alla paura. Diciamo che quello che ho deciso di trattare sul mio carro è uno degli argomenti che non poteva non esserci al Carnevale di Viareggio».
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Ha avuto la sensazione che da parte di qualcuno ci sia la volontà di ritoccare il significato del carro? E sarebbe disposto a fare delle modifiche in corso d'opera?
«A onor del vero non ho ricevuto alcun tipo di pressione né da parte della Fondazione Carnevale né da altri. Comunque il carro, per come è strutturato, non è modificabile. E, indipendentemente da questo, non lo modificherei ugualmente».
@ClaVecoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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