Finanza
Cinque anni senza Monicelli
Il maestro della commedia all’italiana si gettò dalla stanza dell’ospedale dove era ricoverato
CORRADO BENZIO. L’annuncio lo dette, quasi in diretta, Fabio Fazio. Al suo fianco c’era Roberto Saviano nel corso del programma di RaiTre Vieniviaconme. Comunicò che Mario Monicelli era morto.
Era il 29 novembre 2010, giusto 5 anni fa. Fazio raccontò che il grande regista avrebbe dovuto essere ospite del programma. Per pudore o per mancanza di coraggio (come accusò qualcuno) il conduttore non rivelò che Monicelli si era ucciso. Buttandosi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni. Era ricoverato per curare un tumore ormai in fase avanzata. Non c’era solo quello: era quasi cieco, con tanti altri problemi fisici.
Si uccise e quel volo suscitò polemiche. Per molti, per noi, era la scelta di un uomo che voleva decidere fino in fondo il proprio destino. Stop.
Cinque anni sono passati dalla morte dell’autore della Grande Guerra e dei Soliti Ignoti. Cinque anni senza che il Comune – anzi diciamolo pure: noi viareggini – non siamo riusciti a dedicare qualcosa di degno. Ad un uomo che, nato a Roma, volle farsi viareggino a tutti i costi. Tanto per intenderci, il sito ufficiale del Maestro riporta Viareggio 16 maggio 1915. E da lì non si esce. La stessa moglie Chiara Rapaccini ha ricordato – a cerimonia avvenuta – che aveva sparso le ceneri del Maestro sul mare di Viareggio.
Oggi a ricordare Mario Monicelli c’è una piccola targa al muro del cinema Centrale, degnamente riaperto da Fabrizio Larini. Solo quello.
Eppure se si sfruculia internet si scopre che il restaurato teatro di Certaldo è stato intitolato a lui. E intitolazioni e omaggi avvengono un po’ ovunque. E non solo perchè sono 100 anni dalla nascita ed in contemporanea un secolo dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. E non c’è film che meglio racconta cosa furono per gli italiani quegli anni se non La grande guerra, Leone d’oro a Venezia e nomination all’Oscar come miglior film straniero.
A luglio di quest’anno una targa lo ricorda nel luogo dove ha vissuto nell’ultima parte della sua vita, al rione Monti di Roma. Maestro di cinema e uomo libero, c’è scritto semplicemente in quella lapide voluta dal Comune di Roma.
Bene fa – ancora una volta con grande sensibilità – Fabrizio Larini a premiare Pieraccioni nel nome di Monicelli, al quale il comico fiorentino si è sempre ispirato.
Fra l’altro non dimentichiamo che sia Monicelli che Pieraccioni furono fra i protagonisti della commemorazione delle vittime della strage, organizzata in quel luglio del 2009 da Dalia Gaber e dal premio dedicato al padre. Giusto un anno prima di lasciarsi andare da quella stanza di ospedale
Monicelli lanciò anche un appello in quei giorni tragici: «La mia città vive di turismo, andateci in vacanza, sarà il miglior modo per dare una mano a Viareggio in questi giorni tragici».
E allora grazie Maestro, anche per la supercazzola che – a 40 anni dall’uscita di Amici Miei – è entrata nel dizionario Zingarelli come uso comune della lingua italiana. Come se fosse A- ntani. In attesa che la smemorata (cioè Viareggio) si ricordi di un suo grande figlio.
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