Il Tirreno

Versilia

Assedio armato a un locale, c'è un primo arresto

Donatella Francesconi
Assedio armato a un locale, c'è un primo arresto

Viareggio: è uno dei protagonisti della notte di terrore in Darsena. Ha ventiquattro anni, aveva con sè un documento spagnolo falso. Si cerca il complice

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VIAREGGIO. La notizia arriva poco prima di cena: «Abbiamo trovato ed arrestato uno degli aggressori del Maki». Marco Monteleone, dirigente della sezione anticrimine della Questura di Lucca e reggente del commissariato di Viareggio, nei giorni scorsi aveva assicurato: «Li prenderemo».

L’assedio al Maki Maki, locale della Darsena, nel cuore della notte del 20 novembre ha avuto una eco ben fuori dalla Versilia. Due stranieri, a locale ampiamente chiuso, ingaggiano un braccio di ferro, con titolari e personale chiusi dentro, per entrare ugualmente. Armati di fucile e machete, al grido di «vi ammazziamo», si “arrendono” solo quando capiscono che è in arrivo la polizia.

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Giovedì 26 nel pomeriggio, in via della Gronda, una Volante si imbatte in due stranieri in sella ad uno scooter. Gli aggressori del Maki sono ricercati e gli agenti i mettono poco a capire che uno dei due fermati è l’uomo che fa per loro. Una volta in commissariato, infatti, Abdelkebir Chafiq, 24 anni, cittadino del Marocco, ammette di essere uno dei due protagonisti dell’assedio al Maki. E fa anche in modo che la polizia ritrovi il fucile che imbracciava fuori dal locale. Una riproduzione perfetta di una carabina - spiegano gli inquirenti - ben occultata, sotterrata vicino ad un grosso cespuglio, nella boscaglia di macchia mediterranea prospiciente il viale Europa, a poche centinaia di metri dai locali della Darsena». Trova dunque forza la testimonianza resa al “Tirreno” dagli stessi titolari del Maki: «Quando si va a fare pulizia nelle siepi, viene fuori di tutto. Armi comprese».

Il giovane straniero - spiegano in commissariato - ha già avuto a che fare con le forze di polizia italiane. Per reati inerenti la detenzione e lo spaccio di stupefacenti, lesioni, rapina impropria, danneggiamento e porto di armi o oggetti utili per offendere. Il repertorio dei giovanissimi magrebini che raggiungono l’Italia inseguendo chissà quale futuro e si ritrovano manovalanza del mercato dello spaccio e della criminalità, dormendo dove capita, invisi alla società, sempre in fuga da qualcosa o da qualcuno, senza un domani.

Questa volta, però, Chafiq è finito in manette. Perché agli agenti ha esibito un documento falso: made in Spagna, destinato agli stranieri, ma che gli permette la libera circolazione in Italia ed in Europa. L’aumento di attenzione a questo tipo di fenomeni, dopo la strage di Parigi, impone oggi rigidi protocolli di sicurezza per questo genere di reati. Chi produce documenti falsi può farlo per lo “spaccino” della darsena viareggina così come per chi abbia ben altre idee in testa.

Il ventiquattrenne è stato accusato anche di ricettazione. Aveva con sè, infatti, un documento, intestato ad una giovane viareggina, saltato fuori da una borsetta rubata pochi giorni fa in un locale, sempre in Darsena a Viareggio. Dove lo straniero continuava a passare le notti, come ha ricostruito la polizia. Segno del pressing che gli spacciatori stanno esercitando per agire all’interno dei locali, dove si sentono protetti dalle operazioni anti spaccio che le forze di polizia stanno moltiplicando su pineta di Ponente e centro città.

Venerdì 27 al mattino Chafiq sarà processato per direttissima in Tribunale a Lucca. Ma le indagini della polizia non terminano qui. «Sono in corso accertamenti - spiega Marco Monteleone -: sull'arma, che non è un modello diffuso, sul documento falso dello straniero e per rintracciare l'altro complice del grave episodio avvenuto al Maki Maki».

In Darsena, intanto, continuano, quotidiane, le segnalazioni della presenza di persone decisamente poco raccomandabili. Nei giorni scorsi l’Autorità portuale del segretario Fabrizio Morelli ha chiuso la partita della demolizione dei casottini nell’area del Triangolino. Zona dove da sempre trova rifugio chi vive alla macchia.

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