Il Tirreno

Versilia

Squarcio nella cisterna, scricchiola la tesi di Ferrovie

di Donatella Francesconi

Il consulente di Fs, Graziano Curti, messo alle strette dai pubblici ministeri L’udienza mette in discussione che la causa sia stata un pezzo dello scambio

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VIAREGGIO. «Di quanti incidenti ferroviari si è occupato?». «Nessuno». Che stava camminando sulle sabbie mobili, probabilmente, Graziano Curti - professore in pensione Politecnico di Torino, una vita passata ad insegnare costruzione di macchine - se ne è accorto quando ha risposto così alla domanda del pubblico ministero Giuseppe Amodeo. Tanto che, a chiusura di una lunga deposizione come testimone di Ferrovie, sarà l’avvocato Valerio Valignani a cercare di riprendere il filo: «Ha avuto necessità di consultare testi di ingegneria ferroviaria per questa consulenza?», è la domanda. «Il mio insegnamento è costruzione di macchine. Io insegno ad analizzare rotture componenti macchine, tutte, anche i mezzi ferroviari».

In mezzo sono state ore di grande incertezza nelle deposizione del consulente. Con Curti impegnato a chiedere al pm Salvatore Giannino «questa relazione ha la mia firma?! È passato del tempo, sinceramente queste foto...», o ad affermare che «tra tutte queste foto è possibilissimo ci siano foto che non corrispondo ad una situazione reale». E quando l’avvocato dell’associazione familiari delle vittime, Maurizio Dalla Casa, chiede al professor Curti quali siano «le sue competenze in materia di dinamica», la risposta è «le mie conoscenze sono più statiche». Eppure per ore si è parlato di una cisterna che sui binari inevitabilmente si muove, di come si muove, se striscia e basta (è la tesi di Ferrovie) o insieme abbia un movimento rotatorio (la tesi dell’accusa). Con il consulente che più volte scivola verso l’ammissione che sì, «la cisterna ha un moto di leggero incremento della sua rotazione lungo il percorso. Attribuibile, probabilmente, al fatto che mentre si rovescia la coda viene sbalzata fuori e quindi ha una certa inerzia che tende ad allontanarla dal binario». Dalla Casa chiede ancora: «Ma ha rappresentato nel suo elaborato le forze dinamiche?». Il consulente risponde: «Ho cercato di effettuare una prima fase di un'indagine su un incidente. Dalle tracce alla causa. I calcoli per confermare la validità della mia conclusione li faccio in un secondo tempo». «Ma i calcoli li ha allegati?», chiede ancora l’avvocato: «Non li ho fatti», è la risposta.

Ma il punto di crisi lo si ha sullo squarcio nella cisterna carica di Gpl e sull’oggetto che lo ha determinato. Sullo schermo dell’aula del Polo fieristico appare una foto dell’incidente probatorio del 2010 alla cisterna conservata nella gabbia a ridosso dei binari. La mano di Giorgio Diana, capofila dei consulenti di Rfi, impugna il simulacro che riproduce la zampa di lepre (un pezzo dello scambio) che la difesa ritiene responsabile dello squarcio. Alla stessa conclusione arrivarono i periti del Gip Silvestri, Dario Vangi e Riccardo Licciardello. La foto è riportata nella relazione del consulente. Che così risponde al pm Giannino: «La zampa di lepre in questa foto non è messa nella posizione in cui sta generando il truciolo. Per produrre il truciolo (trovato dalla Polfer dentro la cisterna, ndr) deve penetrare». Salvatore Giannino incalza: «Non nota niente di strano in questa foto? In questo oggetto lei vede il cuore del deviatoio? Perché l'avete eliminato?». La risposta è immediata: «Perché si voleva verificare se zampa di lepre entrasse nello squarcio. Solo se entrava o non entrava. Prescindendo dall'eventuale interferenza nella realtà con il cuore del deviatoio». Prescindendo, dunque - parola di consulente - dallo scenario reale lungo il quale si è consumata una tragedia da trentadue morti. Il rappresentante dell’accusa non si lascia sfuggire il momento dalle mani: «E se il simulacro fosse stato completo, il cuore del deviatoio?». Il consulente di Ferrovie appare visibilmente in affanno: «Per poter rispondere con sicurezza avrei bisogno di analizzare il problema...Tra tutte queste foto è possibilissimo ci siano foto che non corrispondo ad una situazione reale...». A rispondere è il pm, mostrando un’altra foto di quelle operazioni peritali: «Con il cuore del deviatoio non c'è penetrazione». E l’ipotesi zampa di lepre come elemento che ha causato lo squarcio sembra sciogliersi come neve al sole.

Zampa di lepre o picchetto, nelle diverse consulenze di accusa e difesa una parte di verità si gioca sull’andamento del fuoco e sulle parti di infrastruttura bruciata o meno. Per Curti l’erba verde nelle foto che dovrebbero essere la prova dell’impatto con la zampa di lepre è così spiegata: l’erba viene investita dal gas e dal fuoco ma solo dopo quale giorno diventa secca.

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