La manifestazione
Molti sì e qualche no ai mini-appartamenti
Per le imprese edili può essere il rilancio. Ma i dubbi non mancano
VIAREGGIO. «Abbassare il limite minimo degli appartamenti da 65 a 45 metri quadri? Dev’essere un’opportunità. E non una fonte di speculazione». Stefano Varia, costruttore edile molto conosciuto in Versilia - non si contano i lavori eseguiti dalla ditta Varia soprattutto per amministrazioni pubbliche - non può che apprezzare l’idea dell’amministrazione comunale di Viareggio. «L’edilizia - dice - è un volano per l’economia. Qualsiasi idea che può rilanciarla è ben accetta». Però Varia non vuole passare da cementificatore. «Noi costruttori - spiega - sappiamo bene che la via non è il consumo ulteriore di suolo, ma la ristrutturazione dell’esistente. Capisco, però, che questo va fatto con un progetto chiaro. Qualcosa che spieghi bene dove andiamo a parare. Anche perché i dubbi sono legittimi. Non è sicuro, ad esempio, che un appartamento di 45 metri quadri sia ciò che vuole il mercato. Bisogna capire su quali numeri ci muoviamo, a quanti cittadini interessa e che tipo di risposta si può avere da un cambiamento del genere».
Il dibattito è acceso più che mai sull’idea dell’assessore Alessandro Pesci, e in generale della giunta Del Ghingaro, per rilanciare l’economia cittadina con il nuovo regolamento urbanistico. Perché l’edilizia e il mercato immobiliare sono la prima industria della città e della Versilia. Più del turismo. Sono migliaia le imprese e le persone - dai big del mattone al singolo muratore, passando per gli agenti immobiliari - che hanno vissuto di questo nell’epoca del boom. Ma ci sono stati dei danni al territorio, per la frenesia di guadagno facile. Ed è per questo motivo che anche gli addetti ai lavori usano cautela. Anche le imprese edili, che pure aspettano in gloria qualcosa che smuova un panorama asfittico, cercano di valutare i pro e i contro. «È chiaro che non possiamo aspettarci una ripartenza del settore con i cantieri pubblici - afferma Varia - i lavori affidati dalle amministrazioni pubbliche sono crollati del 50%: da questo punto di vista siamo un’altra realtà rispetto ad altri Paesi europei, dove le infrastrutture sono considerate investimenti prioritari. Perciò stimolare l’edilizia privata è corretto. Però bisogna farlo bene e chiaramente. Sapendo cosa si va a toccare e semplificando le norme». In città si teme che vengano fatte a pezzi le tipiche abitazioni viareggine. «Prima delle viareggine mi preoccuperi delle case popolari, di come sono state fatte con enormi ribassi. In generale, però, se riadattiamo abitazioni vecchie ai canoni moderni, soprattutto in termini di risparmio energetico, è una cosa buona. La riqualificazione urbana, se fatta con criterio, è sempre positiva». Sulla possibilità di frazionare le case, fino a una dimensione di 45 metri quadri, Confartigianato si dice favorevole. «Oggi le esigenze delle famiglie, soprattutto giovani, sono diverse rispetto a qualche anno fa - spiega il direttore dell’associazione Roberto Favilla - case più piccole e a minor prezzo possono incontrare questo tipo di clientela. E poi significherebbe dare respiro a tante aziende artigiane». Più perplesse le agenzie immobiliari. Alessandro Gabriele, presidente provinciale dell’associazione di categoria Fimaa Confcommercio, la vede così: «Quella del Comune non è un’idea balzana, tutt’altro. Ma una superficie minima di 45 metri quadri, a mio parere, è troppo bassa. Non sono sicuro che realizzare più mono o bilocali possa far ripartire davvero il mercato immobiliare: è vero che per le seconde case può essere una chance interessante, ma ci sono molte famiglie che non si accontentano di spazi così ridotti. Nemmeno per affitti. Senza contare gli effetti che potrebbe avere sul turismo: da questo punto di vista capisco gli hotel, preoccupati per il proliferarsi dell’albergo diffuso (ad esempio Airbnb, ndr) e del fenomeno degli affitti al nero ai turisti».
@matteotuccini
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