Sicurezza
Romanini, il giallo della polizza vita
Scadeva il giorno del delitto di Stefano. «Ma non poteva essere intascata da Roberto»
CAMAIORE. Si tinge di giallo la vicenda dell’assicurazione sulla vita da 600.000 euro che Stefano Romanini, freddato a 47 anni sotto casa da nove colpi di pistola, aveva stipulato a suo tempo. Assicurazione che scadeva proprio l’8 febbraio del 2011, giorno del delitto. E che aveva come beneficiaria la società Rb costruzioni, di cui erano soci il cugino Roberto Romanini e Iacopo Baroni.
Nell’udienza di ieri in Corte d’Assise a Lucca l’agente della compagnia di assicurazione Toro, che ha seguito la stipula della polizza, ha affermato che il premio non poteva essere intascato da Roberto alla morte del cugino. Perché Stefano era uscito dalla società nel 2010. In gergo, si dice che è l’assicurazione sull’“uomo forte”, cioè sul perno di una ditta. La cui perdita, in caso di morte, sarebbe devastante per l’azienda. Stefano l’aveva sottoscritta in quanto uomo imprescindibile della Rb. Ma una volta che si esce dalla società, ha spiegato l’agente, la polizza non è più valida. E quindi non può essere intascata dagli ex soci.
Soddisfatta per questa testimonianza la difesa di Roberto Romanini, rappresentata dagli avvocati Marco Taddei ed Elena Libone. «La vicenda dell’assicurazione della vita, peraltro mai intascata - spiega Taddei - è uno dei due possibili moventi che secondo la Procura sono alla base del delitto. L’altro, infatti, è legato a un debito di 500.000 euro accumulato ai danni della società Rb, e che secondo la Procura avrebbe portato il nostro assistito a volersi vendicare di Stefano. Ma il primo movente, come si evince dalla testimonianza dell’assicuratore, è già stato smontato».
Roberto Romanini è l’unico imputato a processo per la morte del cugino. È accusato di aver pagato il killer che ha compiuto l’esecuzione, e che peraltro non è mai stato trovato. I testimoni dell’accusa - i familiari di Stefano soprattutto - hanno raccontato i difficili rapporti tra i cugini, in particolare di natura economica dopo che si erano messi in affari insieme. Affari che erano andati male, tanto da far venire via Stefano dalla società. Roberto, però, lo accusava di avergli lasciato una situazione da rosso pieno. Pochi mesi prima del delitto, Stefano aveva subito un attentato a colpi di pistola contro la propria auto. La difesa di Roberto, però, spiega di voler dimostrare in aula che «quell’episodio fu inventato dalla stessa vittima». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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