Il dolore
Uccise il fratello Processo a gennaio
La Procura chiederà il giudizio immediato per Nicola Guidotti
VIAREGGIO. Si aprirà a gennaio il processo per l’omicidio di Mario Guidotti, 51 anni, compiuto nel giugno scorso dal fratello Nicola, 59, di fronte al ristorante Mezzo Marinaio in Darsena. Si attende a breve, infatti, la richiesta di giudizio immediato della Procura di Lucca dopo la conclusione delle indagini. Che ovviamente non devono accertare dinamica né responsabilità, visto che i fatti in sé sono decisamente chiari. Dopo la richiesta della Procura la difesa di Nicola Guidotti, affidata agli avvocati Riccardo Carloni e Massimo Landi, potrebbe chiedere il rito abbreviato. Questo consentirebbe, in caso di condanna, di vedere la pena ridotta di un terzo.
L’omicidio. Il 20 giugno è un sabato pomeriggio. Poco dopo le 18, mentre i turisti vengono via dalla vicina spiaggia della Marina di Levante, si sentono quattro spari di fronte al Mezzo Marinaio, ristorante cult e simbolo della tradizione culinaria viareggina. La gente si affaccia, un poliziotto fuori servizio che abita lì di fronte chiama il 113. C’è un corpo sdraiato a terra, accanto a una Vespa. I viareggini, in particolare i darsenotti, e tutti coloro che conoscono Mario e Nicola Guidotti non vogliono credere a quello che vedono. E a quello che intuiscono. Nicola, dopo una lite furibonda al telefono con il fratello, è andato al ristorante dove Mario fa il cameriere. I rapporti tra i due sono difficili, e a volte volano cazzotti. Ma stavolta è peggio. Nicola ha preso la pistola all’interno del ristorante e ha sparato quattro colpi al fratello. Uccidendolo sul colpo. Ma perché? Nicola lo racconterà al perito che lo ascolta per l’esame psichiatrico: gli anni di liti per un rapporto mai rose e fiori, le difficoltà che il fratello gli avrebbe causato - soprattutto in termini di ammanchi di cassa per debiti di gioco - lo avrebbero esasperato sempre più. Fino a un ammanco da duemila euro che - secondo gli inquirenti - è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Testimoni raccontano che Mario, al telefono, ha detto: «Prendi bene la mira». Gli inquirenti non hanno mai confermato. Fatto sta che è proprio sull’eventuale premeditazione - se cioè Nicola avesse già deciso di ucciderlo - che si deciderà il destino del ristoratore. Che dovrà rispondere di omicidio volontario.
La perizia sull’omicida. Per fugare un po’ di dubbi il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, ha nominato un consulente, il professor Mauro Mauri, in modo da poter svolgere una perizia psichiatrica su Nicola Guidotti. L’esito dell’esame, svolto in carcere a Lucca dove Nicola è rinchiuso da quasi cinque mesi, è che l’omicida si rendeva conto di cosa stava facendo quando ha sparato quattro colpi di pistola contro il fratello Mario. In termini tecnici, era capace d’intendere e di volere. Ma il delitto del Mezzo Marinaio assomiglia più al frutto di un raptus, che non a una decisione già maturata in precedenza. Di conseguenza, resta difficile sostenere l’ipotesi della premeditazione. Il pm Mariotti, è bene ribadirlo, non è vincolato da queste valutazioni. E può decidere in piena autonomia sulle contestazioni che verranno fatte all’indagato quando verrà chiesto il processo. Ma la perizia indica una strada ben precisa. Senza contare che già il giudice per le indagini preliminari aveva sconfessato la tesi della Procura sulla premeditazione. Resta il fatto che Nicola, per quanto provato da anni di tensioni e discussioni - anche violente - con il fratello, era in sé. Viene esclusa, insomma, l’ipotesi di seminfermità mentale. Su questo punto batterà molto anche la parte civile, e cioè gli avvocati dalla famiglia della vittima. Che hanno spesso sottolineato come tra le due famiglie non ci sia mai stato un vero contatto dopo l’omicidio di Mario, in grado di riannodare qualche filo. Eredità che rende ancora più dolorosa una tragedia enorme.
@matteotuccini
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