Gioco
«Ha detto il falso in tribunale». Chiesto processo per carabiniere
Camaiore: nuovo colpo di scena sul caso Romanini. Nel mirino della Procura finisce un altro esponente dell’Arma. L'accusa: «Per aiutare l’imprenditore, che aveva sequestrato l’ex socio in affari, raccontò cose inesistenti»
CAMAIORE. Nuovo colpo di scena sul caso Romanini. Nel mirino della Procura finisce un altro carabiniere, dopo i due militari dell’Arma già condannati per favoreggiamento nei confronti dell’imprenditore camaiorese Roberto Romanini, 65 anni.
In particolare il carabiniere Giuseppe Mandato, 47 anni, è accusato di aver detto il falso sia alla Guardia di finanza che in tribunale. Lo scopo - secondo gli inquirenti - era quello di aiutare Romanini nella vicenda del sequestro e ricatto dell’ex socio in affari, l’imprenditore italo-finlandese Loreno Dalla Valle. E per questo motivo la Procura ha chiesto che il militare - ora in servizio a Chiavari (Genova) - venga mandato a processo.
La vicenda è quella del sequestro, con tanto di ricatto a luci rosse, dell’ex socio Dalle Valle. Fatti per cui Romanini è stato condannato in primo grado a sedici anni di carcere - la difesa ha fatto appello - ed è tutt’ora agli arresti domiciliari a Lido di Camaiore. Secondo l’accusa, Romanini pretendeva che Dalla Valle gli firmasse un contratto di esclusiva sul mercato dei funghi scandinavo, dal valore di oltre tre milioni di euro. Al diniego di Dalla Valle Romanini aveva reagito invitandolo in una baita a Camaiore, per poi sequestrarlo e seviziarlo. Usando una pistola e ricattandolo anche con un filmino hard. Alla fine Dalla Valle aveva firmato il contratto, era fuggito e poi aveva denunciato il tutto a Milano.
La Procura milanese aveva incaricato la Guardia di finanza lucchese di prendere informazioni sul caso. Sentendo, tra gli altri, anche il carabiniere Mandato, ai tempi in servizio a Camaiore. Ebbene, secondo la Procura il racconto fornito dal militare era falso. Mandato avrebbe raccontato di aver visto la compilazione di una scrittura privata tra Romanini e Dalla Valle, riferendo anche di frasi pronunciate a tal proposito dall’imprenditore italo-finlandese. Ma questa scrittura privata - dice la Procura - fu estorta durante il sequestro. Quella scena raccontata dal carabiniere, insomma, non avvenne mai. L’obiettivo - sempre secondo gli inquirenti - era aiutare Romanini, che a sua volta aveva denunciato Dalle Valle, sostenendo che si era inventato tutto per non pagare un debito da tre milioni di euro. E che a dimostrarlo c’era la scrittura privata di cui parlava anche il militare.
La dichiarazione fornita ai finanzieri è stata confermata per due volte da Mandato di fronte ai giudici. Per questo motivo la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio del carabiniere per calunnia e falsa testimonianza.
È il secondo procedimento penale a carico di carabinieri nel caso Romanini. Nel primo sono già stati condannati per favoreggiamento l’ex comandante della stazione di Camaiore Ciro Ionta (tre anni), ora in pensione, e il brigadiere Gianluca Martignetti (due anni e tre mesi).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
