Il fratello di Iacconi: questa giustizia non funziona
«Quello che è successo a Torre del Lago fa rabbia chi è tornato a colpire doveva stare in carcere»
VIAREGGIO. C’è «una falla» nel sistema della giustizia. E la famiglia di Manuele Iacconi, pestato a morte su un marciapiede della Darsena viareggina, ha intenzione di dirlo forte. Come fa con il “Tirreno” il fratello Daniele, all’indomani dell’aggressione al giovanissimo barista di Torre del Lago. Per mano di uno dei protagonisti di quella notte maledetta, il 31 ottobre 2014, dalla quale Manuele non è più tornato alla sua famiglia. Domenica scorsa avevamo incontrato papà Stefano: «Quelli sono ancora in giro - sono le parole per il cronista -. Sono su Facebook e tutti ci raccontano cosa fanno...Nostro figlio, invece, non c’è più. Ma come è possibile?!».
Le parole di Daniele escono con fatica, ma colpiscono dritte al cuore: «Mercoledì sera, quando mi hanno detto di quello che era successo a Torre del Lago...Beh, era già preannunciato...Lascia l’amaro in bocca, lo so. Ma è così». E adesso non si può più tacere: «È la giustizia italiana. Fa rabbia, lo so. Chi è tornato a colpire doveva stare in carcere. Ed invece, eccolo libero...Eppure uno dei requisiti per l’arresto è proprio la reiterazione del reato».
Che oggi, purtroppo, è la realtà. Quella di un giovane, appena maggiorenne, che non sembra capace - da solo - di fare un passo indietro rispetto alla violenza. La sensazione diffusa è che il sistema giudiziario che si occupa dei minori, in realtà, non abbia svolto a pieno la sua funzione di tutela di chi - sotto i diciotto anni di età - si macchia di delitti. Perché non ha protetto chi si è macchiato della nuova aggressione prima di tutto da se stesso.
Ma Daniele Iacconi ci tiene a mettere nero su bianco un’altra considerazione: «Se qualcuno può avere pensato che Manuele possa essersi andato a cercare quanto ha subito, quello che è accaduto a Torre del Lago mercoledì pomeriggio fuga ogni ipotesi di questo tipo. Mio fratello non avrebbe mai fatto male a nessuno».
Se chiedete a Daniele come sta oggi, la riposta è una sola ed immediata: «Da cittadini e vittime io dico solo che noi abbiamo dato tanto. E che dalla giustizia non vedremo i passi che ci aspettiamo, ora siamo pronti a portare il caso della morte di mio fratello alla ribalta nazionale. Ci hanno cercato in tanti, in questo anno. Vorrà dire che ci sarà un processo mediatico...». Parole dure, che Daniele Iacconi pronuncia senza mai alzare di un decibel la voce. Nel solco del comportamento che questa famiglia ha tenuto da un anno a questa parte: sobrio e rispettoso dell’intero percorso giudiziario, senza mai una sbavatura. Ma ora appare evidente che la misura è davvero colma.
Donatella Francesconi
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