La protesta
Sulle cause è ancora mistero La Capitaneria ascolta i testimoni
VIAREGGIO. Non c’è ancora una risposta alla domanda che si fanno tutti da più di venti giorni. E cioè perché è affondato il peschereccio Giumar, trascinando verso il proprio destino i due cugini...
VIAREGGIO. Non c’è ancora una risposta alla domanda che si fanno tutti da più di venti giorni. E cioè perché è affondato il peschereccio Giumar, trascinando verso il proprio destino i due cugini Fabrizio e Nello Simonetti. Un mistero, quello del naufragio, su cui le ipotesi sono mille. Ma nessuna, al momento, è confortata da fatti concreti.
Proprio per cercare di sciogliere questo giallo, la Capitaneria di porto continua a indagare. In questi giorni sono state ascoltate dalla Capitaneria tutte le persone che possano fornire qualche indicazione, a partire dall’armatore della motopesca Roberto Olivieri. Ma anche i pescatori che hanno incrociato per l’ultima volta la Giumar al largo di Marina di Pisa, la mattina di mercoledì 28.
Come detto, le ipotesi sono varie. Una delle poche certezze è che le reti erano calate, quindi l’incidente è avvenuto mentre la pesca era in corso. Ma cosa può essere avvenuto di così improvviso da impedire ai due una qualsiasi reazione (compresa la chiamata di Sos)? C’è chi parla addirittura di un pesce molto grande, che avrebbe potuto trascinare verso il basso l’imbarcazione - lunga tredici metri, quindi non imponente - una volta impigliatosi nelle reti. Ma sembra poco probabile, se non fantasiosa. Discorso diverso per quanto riguarda le condizioni del mare. Mercoledì sera, intorno alle 20, si è abbattuto su Viareggio un fortunale: in un primo momento si era pensato che proprio una tempesta potesse aver affondato il peschereccio. Ma, secondo la Capitaneria, quando Nello e Fabrizio sono usciti in mare le condizioni erano tutt’altro che proibitive. E quando il meteo è andato verso il peggioramento, con ogni probabilità la Giumar era già affondata. Più probabile che si sia verificata una tromba marina. Ecco perché la Capitaneria sta parlando con i pescatori che si trovavano in zona in quei giorni: anche loro potrebbero aver visto una tromba marina, magari in un punto vicino a dove sono stati visti per l’ultima volta Nello e Fabrizio.
Le difficoltà dell’indagine restano molteplici: non ci sono testimoni oculari, come ovvio, e anche il relitto - recuperato al largo del porto di Viareggio - è integro e non presenta tracce di alcun tipo. La Capitaneria ha due mesi di tempo per completare l’indagine, dopodiché l’incartamento verrà inviato alla Direzione marittima di Livorno e per conoscenza alla Procura di Lucca. (m.t.)
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