Il Tirreno

Versilia

le testimonianze

«Sono piombati dal nulla, abbiamo paura»

«Sono piombati dal nulla, abbiamo paura»

Parlano il titolare, Luigi Troiso, e i genitori dei ragazzi che frequentano il bar di Torre del Lago

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TORRE DEL LAGO. «Sono piombati qui dal nulla...In mezzo ai nostri figli che in quel bar hanno trovato un punto di ritrovo sicuro. È pazzesco. Ed oggi abbiamo paura». Parla così la signora Maria, madre di uno dei giovani che si trovavano nel bar al momento dell’aggressione nel pomeriggio di mercoledì 18. «Mio figlio ha testimoniato e abbiamo paura anche per questo. Lui è uno che per gli amici si farebbe ammazzare...».

Caffé dello sport, un normale pomeriggio. Il gestore, Luigi Troiso, si è rimboccato le maniche e ha fatto del locale un punto di incontro per ragazzi e ragazze della frazione: «Ci ho investito - racconta -: ho messo la play station, l’Internet point, il biliardino. Con la precedente dirigente del commissariato di polizia abbiamo fatto un gran lavoro per allontanare gli spacciatori. Ed ora mi devo trovare un vero e proprio radi, con gente armata di mazza. È fuori da ogni logica!».

La voce di mamma Maria è quella dei genitori dei ragazzi che frequentano il locale: «Sono tutti impauriti. E anche noi genitori: chi ci assicura che la prossima vittima non sarà uno dei nostri figli? Hanno tutti tra i 15 ed i 18 anni, si ritrovano qui e noi siamo tranquilli. Poi spuntano questi e tutto cambia. Non è possibile»:

Anche gli adulti, oltre ai ragazzi, ricostruiscono l’accaduto ad un’unica voce: «Avevano minacciato per telefono l’aggredito». Mentre il cronista raccoglie le testimonianze, gli agenti del commissariato vanno dritti all’obiettivo e prima dell’ora di cena i due giovanissimi indicati come i responsabili dell’episodio che ha spedito un barista diciottenne all’ospedale sono seduti in commissariato. Un segnale importante per riportare un po’ di tranquillità tra i ragazzi viareggini ed evitare che si inneschi la vendetta a catena, un quartiere contro un altro. Ma certo è che l’aggressione che si è consumata a Torre del Lago è l’ennesima che parte da bande ormai strutturate sul territorio. Tanto che episodi simili erano avvenuti prima dell’omicidio di Manuele Iacconi e a lungo gli investigatori avevano lavorato per assicurare alla giustizia i responsabili. «Ma come si fa a lasciarli liberi?», chiede la signora Maria. E la domanda non è relativa alla aggressione che si è consumata ieri, ma all’omicidio Iacconi e al pestaggio dal quale si è salvato l’amico di Manuele, Matteo Lasurdi. Un episodio che - è emerso nel processo al ragazzo che all’epoca era minorenne e che in prima battuta si è autoaccusato - ha avuto anche i contorni di un rito di iniziazione. In aula, in fatti, il giovane ha raccontato che i primi colpi di casco a Iacconi sarebbero arrivati da uno dei maggiorenni coinvolti nell’inchiesta. Il quale, poi, gli avrebbe passato il caso - così la testimonianza - esortandolo con queste parole: «Se sei un uomo finiscilo tu». Manuele è stato finito. Ma nel gruppo dei suoi aggressori di uomini non ce ne sono...

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