Sicurezza
Si riapre il caso della morte di Franceschi
Nessuno sa dove siano gli organi di Daniele Nuova inchiesta della magistratura francese
VIAREGGIO. Si riapre il caso della morte di Daniele Franceschi, il viareggino morto a 36 anni nel carcere di Grasse in Francia. La magistratura transalpina, infatti, torna a indagare sulla sua tragedia. E in particolare su un aspetto agghiacciante: gli organi prelevati dal corpo di Daniele per eseguire l’autopsia sono scomparsi. Proprio così: nessuno sa che fine abbiano fatto. Per la disperazione della madre, Cira Antignano, che da tempo chiede che le vengano ridati i resti del figlio. Perciò l’avvocato Fabrizio Miracolo, che da alcuni giorni ha assunto la difesa dei familiari, si è rivolto alla Procura di Nizza. Che ha promesso risposte in tempi rapidi.
La tragedia e il processo. Daniele Franceschi, operaio viareggino padre di un bimbo piccolo, va in Francia nel febbraio del 2010 assieme ad alcuni amici. Viene arrestato per aver usato delle carte di credito clonate nel casinò di Cannes. Per mesi resta rinchiuso in carcere a Grasse, in attesa di un processo che non ci sarà ma: dalla cella scrive alla madre lamentando soprusi. E parlando di forti dolori che sarebbero stati ignorati dal personale carcerario. Il 25 agosto Daniele - che la notte prima aveva accusato un malore - viene trovato morto nella sua cella. Mamma Cira viene informata solo tre giorni dopo, e da lì inizia la sua battaglia per sapere la verità. Dopo manifestazioni, appelli alle massime autorità italiane e francesi, scatta l’inchiesta della magistratura francese e il relativo processo. Al termine del quale il tribunale di Grasse condanna a un anno Jean Paul Estrade, medico dell’ospedale cittadino che era di turno in carcere. Un’infermiera che era anche lei di turno, Stèphanie Colonna, viene condannata in primo grado ma assolta nel processo d’appello, tenutosi a fine ottobre scorso.
I fronti rimasti aperti. Sembra questa la conclusione della vicenda, con la condanna definitiva di un medico (il dottor Estrade aveva rinunciato a fare appello). Ma i fronti aperti sono almeno due. Intanto il risarcimento civile alla famiglia, che alcune settimane fa ha rifiutato un’offerta informale di 30.000 euro, ritenuta «offensiva». E poi la vicenda degli organi prelevati dal corpo di Daniele per eseguire l’autopsia. Organi che, incredibilmente, sono spariti. Mamma Cira ha chiesto più volte chiarimenti al tribunale di Grasse - che è competente per territorio - senza ottenere risposta.
La missione a Nizza. Su queste questioni si è concentrata la missione a Nizza dell’avvocato Fabrizio Miracolo, che ieri è andato in Francia per incontrare sia i rappresentanti delle autorità che i legali della compagnia di assicurazione Axa, che copre l’ospedale di Grasse. Per quanto riguarda la vicenda dei resti di Daniele, Miracolo ha parlato sia con il prefetto che con la Procura di Nizza. E gli esiti sono stati - secondo il legale - importanti. «La Procura generale nizzarda, che è superiore per grado al tribunale di Grasse - spiega - ha assicurato che indagherà per capire dove siano finiti gli organi. Le ipotesi sono sconcertanti: potrebbero anche essere stati donati senza che nessuno ne sapesse niente. Il magistrato mi ha garantito che avremo risposte in tempi rapidi, dandomi appuntamento alla fine di novembre». Sul capitolo risarcimenti Miracolo afferma che «abbiamo già raggiunto una bozza di accordo con i rappresentanti dell’Axa. C’è da dire che le cifre dei risarcimenti in Francia sono più basse rispetto a quelle italiane, e i calcoli sono complessi. Ma pur non potendo rivelare i contenuti dall’accordo, che resta ancora da sottoscrivere, dico che siamo ben lontani dalla cifre oscene proposte, tra l’altro in maniera informale, ai familiari di Daniele». Anche con la compagnia assicurativa ci sarà un nuovo incontro nel giro di poco tempo.
@matteotuccini
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