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L’Università: non coltivate orti a Valdicastello

PIETRASANTA. «Abbandonare l’uso della coltivazione degli orti nella zona più alta di Valdicastello». Parole, quelle rese note proprio dal comitato di Valdicastello che, pur nella cautela del caso e...

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PIETRASANTA. «Abbandonare l’uso della coltivazione degli orti nella zona più alta di Valdicastello». Parole, quelle rese note proprio dal comitato di Valdicastello che, pur nella cautela del caso e nelle mille precauzioni in scia, rendono ancora più inquietante lo scenario, post-tallio, nella frazione.

«Non sono nostre raccomandazioni, ma più semplicemente le indicazioni, arrivate in tal senso ad alcuni residenti, da parte dell’Università. Gli ortaggi, prendiamo il caso dei cavoli coltivati in queste sedi, presentano una contaminazione tale, stando ai primi esiti dei controlli, da non essere commestibili. Meglio, quindi, non utilizzare l’orto, nell’attesa che si faccia chiarezza su tutte le problematiche che insistono sulla nostra frazione» fanno sapere i referenti del Comitato che poi lanciano una nuova missiva all’amministrazione comunale.

«Il vicesindaco Daniele Mazzoni dice che sarà pubblicato ogni atto da parte del tavolo di studio che ci vede al fianco di enti istituzionali e demandati al controllo: bene, ci fa piacere, anche se ci sembra qualcosa di dovuto. Detto questo, lo ribadiamo, va pubblicato ogni documento: per intendersi programmi, impegni di spesa passati e futuri» affermano dal comitato.

A Valdicastello molte persone risultano contaminate e quindi chiedono che sia condiviso ogni passaggio. «A cosa ci riferiamo? Ad esempio ci dicano se esiste correlazione fra lo stato della sorgente dei Molini di Sant’Anna e la miniera e ancora che ci facciano sapere qualcosa sugli esiti dei campionamenti sul materiale prelevato dagli speleologici all’ex miniera di S.Olga - continuano i citdaini - Così come vorremmo saperne di più sull’impianto posizionato alla miniera del Pollone che, a quanto ci è stato riferito, è stato voluto per depurare l’acqua in uscita» spiegano i referenti del Comitato.

Che poi invitano il Comune «a disattivare le due “prese” presenti sul fosso del Baccatoio per evitare l’utilizzo dell’acqua ai fini dell’irrigazione dei campi. Sappiamo che c’è un’ordinanza di divieto di uso in tal senso, ma non è sufficiente. A Valdicastello fra polveri sottili, tallio, contaminazione su ortaggi, fanghi e forse anche sugli animali e via dicendo, la preoccupazione è forte. È per questo motivo che attendiamo con impazienza il completamento degli studi sulla caratterizzazione del fosso Baccatoio e che si faccia definitiva chiarezza sugli esiti dei campionamenti in corso. Documenti che dovranno poi essere spiegati, in modo semplice e diretto, al paese. Perché abbiamo il diritto di sapere». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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