Gioco
L’inceneritore sarà smantellato Via ai lavori entro tre mesi
La bonifica dell’impianto di Falascaia è a carico dei Comuni proprietari, tramite il consorzio Cav, che però assicurano: «I costi saranno coperti dalla vendita delle parti del termovalorizzatore»
PIETRASANTA. Era l’estate del 1997 quando in Versilia sbarcò da Firenze il commissario nominato dalla Regione Walter Daviddi con il compito di far costruire un inceneritore per i rifiuti, quello di Falascaia, rispetto al quale gli amministratori della Versilia non riuscivano a trovare un accordo sul dove farlo e come. Diciotto anni dopo, tra battaglie, proteste, processi, chiusure e riaperture e - pochi mesi fa - l’annuncio del via libera allo smantellamento dell’impianto spento ormai dal tempo si comincia a lavorare concretamente per cancellare, anche fisicamente, quell’impianto.
«L’intento è di smantellarlo presto e in tutta sicurezza prima che possa generare guai per il degradarsi della struttura - si legge in una nota del Comune di Pietrasanta anche a fronte dell’impegno «di Daniele Mazzoni che ha sostenuto vivamente questa priorità» prosegue l’ente.
Giovedì scorso nella riunione del Consorzio Ambiente Versilia è stato finalmente assegnato l’incarico per redigere i progetti e gli studi per la completa rimozione dell’impianto di termovalorizzazione. «Entro tre mesi lo studio incaricato, ovvero ICA - Ingegneria Civile Ambientale di Pavia, è chiamato a redigere un progetto per la dismissione in tutta sicurezza, e nel rispetto delle normative vigenti, delle varie componenti che saranno in buona parte recuperate ed avviate alla vendita - spiega il Comune - In particolare saranno oggetto di recupero le apparecchiature elettromeccaniche e quelle parti dell’impianto potenzialmente utilizzabili, nonché il materiale metallico-ferroso. La vendita porterà importanti voci di ricavo che andranno a bilanciare le voci di costo legate alla dismissione stessa».
L’appalto conferito dal CAV fornirà quindi le relazioni tecniche illustrative, gli elaborati grafici, il computo metrico della materia da avviare a smaltimento, recupero e relativi costi. Lo studio fornirà inoltre un crono-programma sostenibile dell'intervento.
«Non ha senso che il tempo porti la struttura a un livello di degrado tale - spiega Mazzoni - che possano generarsi nuove problematiche ambientali o, peggio, pericoli per la salute dei cittadini. Oltretutto l’attesa fa sì che le componenti del termovalorizzatore, che tanti danni ha portato alla nostra terra e alla popolazione di Pietrasanta, perdano il loro valore: non ha senso dover chiedere nuovi sacrifici ai cittadini tra qualche anno, se lo smaltimento può autofinanziarsi oggi. Una volta tanto cerchiamo di prevenire anziché curare. Le ferite di quanto accaduto al Pollino sono ancora aperte, vogliamo le massime garanzie di sicurezza per la salute dei cittadini e dell’ambiente e un percorso condiviso con i nostri cittadini. È essenziale mettere dei punti fermi sulla programmazione. Il primo, importantissimo, con questo incarico è stato posto».
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