La protesta
La Versilia si spacca in due sulla causa anti-Bolkestein
I balneari di Viareggio vanno da soli nella battaglia per ottenere i risarcimenti Il tribunale dovrà esaminare due ricorsi uguali. Monti: non ci vedo nulla di male
VIAREGGIO. La Versilia si spacca nella maxi-causa contro gli effetti della direttiva europea Bolkestein. I balneari di Viareggio, infatti, andranno da soli alla battaglia in tribunale per ottenere i risarcimenti. Soldi che i bagni sono pronti a chiedere nel caso in cui dovessero perdere i loro stabilimenti per gli effetti della direttiva stessa e del Codice della navigazione.
La battaglia è la stessa già avviata da 320 bagni della Toscana, che hanno sottoscritto una class action di fronte al tribunale di Firenze, promossa dal Consorzio riviera toscana e dalla Confesercenti. Tra loro, ovviamente, in prima fila ci sono i balneari di Lido, Marina e Forte. In entrambi i casi si tratta di un ricorso contro l’articolo 49 del Codice della navigazione, che non prevede indennizzi al gestore quando i beni immobili che sorgono sulla spiaggia - e che sono di sua proprietà - vengono acquisiti dallo Stato alla scadenza della concessione. Ai ricorsi sono state allegate perizie eseguite da due professionisti differenti per il calcolo dei risarcimenti. Lo studio legale invece è lo stesso: Morbidelli-Righi di Firenze.
Il giudice civile, insomma, dovrà esaminare due ricorsi uguali promossi dai bagni della Versilia (oltre che dai colleghi toscani, che hanno aderito in massa).
«In realtà noi di Viareggio non saremo soli rispetto al resto della Toscana - spiega Carlo Monti, presidente della Rete imprese balneari viareggini - con noi ci sono anche colleghi di Pisa, Livorno e anche della Maremma. Quanti siamo in tutto? Un centinaio». Però la sostanza non cambia: come si giustifica una spaccatura su una cosa così importante? Che tra le associazioni di Viareggio e quelle del resto della Versilia non corra buon sangue è cosa nota: un po’ per il campanile, ma anche per una visione diversa delle cose. Soprattutto nella battaglia principe dei balneari, quella contro la direttiva Bolkestein e le aste delle spiagge.
Il confronto tra colleghi c’è stato prima di decidere il da farsi, anche se alla fine non ha portato a una soluzione condivisa. Il motivo è legato ai soldi necessari per questa battaglia legale: viareggini e versiliesi non si sono trovati d’accordo su quanto era necessario spendere. Ma i protagonisti della vicenda, a partire dallo stesso Monti, negano tutto. «A prescindere dalle motivazioni, di cui non voglio parlare - spiega il leader dei balneari viareggini - non ci vedo nulla di male. Più ricorsi ci sono, più c’è la possibilità che il giudice ritenga incostituzionale l’articolo 49 del Codice della navigazione. Cosa che noi auspichiamo».
I balneari hanno messo in piedi questa battaglia legale che è forse la chiave di volta di tutta la questione. Il succo del loro discorso è: non potete mandarci via a costo zero. E soprattutto non potete accaparrarvi tutte le strutture - bar, ristoranti, appartamenti, cabine - che sorgono sulla spiaggia senza versare un euro. Gli euro chiesti dai balneari sono tanti: in media due milioni o due milioni e mezzo a bagno. Moltiplicato per i 420 stabilimenti balneari versiliesi siamo vicini al miliardo di euro. Ma è davvero possibile che riescano a scucire una cifra simile a coloro che eventualmente prenderanno il loro posto grazie alla Bolkestein? Difficile dirlo. Una cosa è certa: sia il giudice italiano che quello europeo faranno fatica ad ammettere un esproprio a costo zero dello Stato nei confronti di un’azienda. Anche se questa sorge su una spiaggia pubblica.
@matteotuccini
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