Il Tirreno

Versilia

Il Comune ora sfratta 200 salme

Decisione-choc contro chi non ha pagato i maxi-canoni sulle tombe stabiliti da Stazzema

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STAZZEMA. Arriva lo sfratto per 200 salme sepolte nei cimiteri stazzemesi. Dopo i tanto discussi rinnovi dei canoni cimiteriali ante 1972, adesso l’amministrazione comunale fa sapere che chi non ha pagato le nuove tariffe dovrà sgombrare le tombe.

Lo sta comunicato con una lettera, a 200 cittadini della Versilia. A Stazzema sono sepolti i cari di chi adesso non risiede più nel comune.

«In questi giorni gli uffici comunali stavano predisponendo le lettere, e forse sono già state inviate – spiega il consigliere di minoranza Gian Piero Lorenzoni – chiedono a tutti quelli che nel tempo hanno rinunciato al rinnovo delle concessioni cimiteriali perpetue di liberare i loculi o la tumulazione fatta nella tomba di famiglia, e quindi di restituire il terreno. I cittadini avranno 60 giorni di tempo – rivela Lorenzoni – per adempiere».

Il consigliere di opposizione ha anche ricordato a quanto ammontavano i rinnovi: «Si partiva da cifre da 2000 euro; ma alcune famiglie si sono viste chiedere un pagamento di 15 mila euro, avendo più parenti sepolti»

. Il caso limite a Palagnana: 27 mila euro. «La grande maggioranza aveva rinunciato a rinnovare il canone per l’impossibilità di saldare somme del genere» prosegue Lorenzoni, che subito si oppose a questa manovra messa in atto dalla giunta Silicani qualche anno fa. Ma va ricordato che in tribunale a Lucca pende ancora una causa contro questa decisione del Comune, e il 16 novembre ci sarà la prima sentenza. Secondo alcuni cittadini si tratta di una richiesta di pagamento illegittima.

«Questa nuova azione del comune – commenta l’ex sindaco Lorenzoni - pone due problemi: intanto che le salme vanno tolte (ma non è obbligatorio come stabilisce il regolamento comunale), e i resti che rimangono dalle riesumazioni dovrebbero andare nell’ossario del cimitero, molti dei quali ne sono sprovvisti. Mentre i resti sotterrati sono considerati rifiuti speciali, e dove li mettono i cittadini? Comunque tutto ciò provocherà un bel movimento nei nostri cimiteri».

Nel frattempo, grazie a chi aveva invece deciso di rinnovare i canoni, il Comune ha incassato da questa operazione circa 800 mila euro. Ma al contempo non pare essere in grado di reinvestirli - anche se non è obbligato - sui cimiteri pubblici. Come a Ruosina, dove probabilmente per la seconda volta i residenti si dovranno mettere mano nelle tasche per riparare la cappellina del cimitero. «A Ruosina c’è stato un incontro tra l’amministrazione e i paesani. Sono le stesse persone che avevano adempiuto a fare altri lavori a loro spese, per un luogo che ritengono sacro. Si è parlato della cappellina del cimitero, che è messa in condizioni disastrose – riporta Gian Piero Lorenzoni – e si è valutata la possibilità di rimetterla a posto. La risposta dell’amministrazione è stata che loro al massimo possono autorizzare i lavori, ma non hanno soldi per effettuare l’intervento. Probabilmente gli 800 mila euro sono già andati nelle spese correnti per la gestione della macchina amministrativa, e non certo nei cimiteri».

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