Sicurezza
Spacciatori insospettabili: gli arresti scattano all’alba
Ai domiciliari tre operai, una commerciante di Viareggio e un balneare di Lido Sequestrati dai carabinieri sette chili di hashish e altri due di marijuana
VIAREGGIO. Tutti insospettabili, con un lavoro regolare e stipendi arrotondati trafficando in stupefacenti. Invisibili per gli schedari delle forze di polizia, fantasmi come il nome dato all’operazione dai carabinieri che ieri mattina ha portato al blitz. In carcere sono finiti Mostafa Ikioui, 30 anni, nato in Marocco, e Ali Mohamed, 32 anni, nato in Tunisia. Arresti domiciliari, invece, per quattro italiani: Tomas Altamura, 39 anni, operaio; Massimiliano Pellizzari, 37 anni, operaio bresciano; Stefano Nardoni, 42 anni, commerciante; Roberto Pardini, 43 anni, operaio. Obbligo di dimora, infine, per Antonella Lucido, 55 anni, commerciante.
Operai e commercianti - tra loro c’è chi gestiva una cartoleria del centro e chi è socio dello stabilimento balneare di famiglia, a Lido - che spacciavano e detenevano soprattutto marijuana e hashish. L’indagine, hanno spiegato ieri mattina il maggiore Massimo Amato che guida la Compagnia dei carabinieri di Viareggio ed il tenente Tamara Nicolai, al comando del Nucleo operativo, ha portato alla luce un traffico da dodici chili di hashish e 8 di marijuana e ha permesso di sequestrare sette chili mezzo di hashish, 1,90 di marijuana, 1 grammo di cocaina e 4.200 euro. Una piccola cifra, rispetto a quelle che il traffico portava nelle tasche dei protagonisti. Considerando - sono ancora le parole dei carabinieri - che sette chili di marijuana fruttano 63.000 euro e l’hashish ancora di più. E che le quantità richieste dalla clientela venivano smerciate in breve tempo.
Commesso viaggiatore del mercato dello stupefacente era Massimiliano Pelizzari, 37 anni, bresciano che faceva avanti e indietro in auto tra Lombardia e Toscana. L’abilità di Pelizzari era tutta nel confezionare lo stupefacente che trasportava: rigorosamente sotto vuoto, così che non si sentisse l’odore, e contenuto in scatole di detersivo o sale per lavastoviglie, pasta o assorbenti interni. Scatole nelle quali, il più delle volte, non mancava parte del contenuto originario così che - ad un eventuale controllo - non risultassero peso o rumore diversi da quelli che ci si sarebbe aspettati.
Il gruppo individuato dall’indagine dei carabinieri lavorava tra Torre del Lago e Viareggio ormai da un paio d’anni ed aveva un giro di affezionati clienti che si rifornivano almeno un paio di volte alla settimana. Andando direttamente a casa dei fornitori, oppure non mancando agli appuntamenti telefonici fissati «nel solito posto » e «per quella cosa là...». Come emerge dalle intercettazioni effettuate nel corso dell’indagine che ha preso il via nell’aprile 2015 quando i militari hanno arrestato il flagranza di reato una persona che aveva con sè quasi tre chili (2,9) di panetti di hashish e 160 grammi di marijuana, oltre a materiale per il confezionamento dello stupefacente. Da lì i carabinieri sono risaliti al fornitore: un cittadino marocchino il cui telefono è stato messo sotto controllo, arrivando così ad identificare gli italiani, i quali a loro volta rifornivano lo straniero. Dato che anche loro spacciavano per conto proprio.
«Non si configura. un’associazione a delinquere vera e propria - spiega il maggiore Amato - ma sicuramente gli arrestati erano collegati tra loro». E chi si era reso disponibile a tenere in casa lo stupefacente riceveva in cambio denaro o dosi. Così che tutti quanti, in questi anni di attività, si sono ritrovati con la disponibilità di forti somme di denaro.
Gli arresti ieri mattina all’alba a Viareggio, Brescia, Lido di Camaiore e Massarosa, con l’impegno dei carabinieri del Nucleo operativo di Viareggio, supportati da personale della Compagnia di Viareggio e di quella di Brescia e da due unità dei nuclei cinofili di Pisa. A firmare l’ordinanza di custodia cautelare è stato il gip Silvia Mugnaini su richiesta del sostituto Procuratore Elena Leone.
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