Il Tirreno

Versilia

Ex allenatore di calcio dribbla il processo per truffa

Carlo Gregori
L'ex allenatore del viareggio Stefano Cuoghi
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L'ex allenatore del viareggio Stefano Cuoghi

Sentenza di non luogo a procedere per Stefano Cuoghi: la denuncia che lo aveva fatto finire sotto accusa era stata presentata oltre i termini di legge

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VIAREGGIO. In cinque anni nessuno dei magistrati che si erano occupati di lui si era accorto che la denuncia nella quale era accusato di truffa era stata presentata oltre i termini di legge. Martedì 10 durante l’arringa il suo difensore ha ricordato questo dettaglio fondamentale e il giudice ne ha preso atto arrivando a sentenziare il suo proscioglimento.

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Per l’allenatore di calcio Stefano Cuoghi - modenese ma residente in Versilia, ex bandiera del Pisa in serie A ed ex allenatore anche del Viareggio, che ha guidato dal 2012 al 2014, oltre che del Grosseto - è arrivata così una sentenza di “non luogo a procedere” che annulla la portata di un processo durato un anno davanti al tribunale di Modena con tanto di testimonianze. Compresa la sua. È l'effetto dell’asso giocato dal suo difensore, l’avvocato Flavia Sandoni, che alla precedente udienza tra una domanda e l’altra aveva chiesto alla parte civile - un ex amico di Cuoghi - quando ha capito che i ventiduemila euro non li avrebbe riavuti indietro. La presunta vittima ha risposto che lo sapeva dal marzo 2010. Ma la denuncia è stata presentata nel novembre del 2010. Quindi oltre i novanta giorni previsti dalla legge. E al momento dell’aringa, dopo che la pubblica accusa aveva chiesto una condanna, all’avvocato Sandoni è bastato ricordare quella testimonianza che metteva un preciso paletto cronologico per far saltare tutto il processo.

In subordine la difesa aveva chiesto l’assoluzione, ma il giudice non ha neppure potuto valutare il peso delle testimonianze e delle prove racccolte intorno ai quei ventiduemila euro mai restituiti. La parte civile, assistita dall’avvocato Barbara Tassi, ora inizierà una causa civile per risarcimento. In ogni caso proprio martedì mattina Cuoghi aveva raccontato la sua versione dei fatti, più semplice e diversa di quella finora sostenuta dalla presunta vittima.

L’allenatore di calcio ha detto al giudice del tribunale emiliano Cristina Bellentani di avere ricevuto quella somma ma non si trattava di un investimento, come sostenuto dalla presunta vittima, bensì come prestito da quello che allora era un suo amico. E che quando l’amico gli ha chiesto la restituzione, in parte lo ha rimborsato ma poi ha capito che non ci sarebbe riuscito perché non aveva più denaro. Cuoghi ha ribadito di essere in buona fede.

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