Gioco
Baby-calciatore preso in giro perché calvo: Collina lo difende
Il ragazzino schernito dagli avversari («pelato») perché soffre di alopecia. L’ex arbitro viareggino: «È successo anche a me. Non farci caso: è solo invidia perché sei bravo»
VIAREGGIO. Gli hanno urlato «pelato». E lui si è messo a piangere. A 11 anni sopportare l’alopecia non è semplice di per sé. Se poi in una partita di calcio fra ragazzini te lo gridano, a scherno, gli avversari la lacrima è il minimo. Per fortuna l’allenatore lo ha spinto a giocare come se niente fosse e poi si è rapato a zero per «solidarietà». Ma alla fine a smuovere l’ambiente è intervenuto lui, quello che il Guardian, quotidiano inglese, proprio pochi giorni fa ha definito «il più grande arbitro della storia».
Pierluigi Collina scoperta la storia della Mario Bettinzoli di Brescia ha inviato un messaggio alla famiglia del ragazzino. L’ex arbitro viareggino – che da un paio di anni vive a Forte dei Marmi con la famiglia – soffre di alopecia dall’età di 24 anni. «Sei troppo piccolo per potermi conoscere o per sapere chi sono» così il reponsabile degli arbitri Uefa ha iniziato il messaggio pubblicato per intero dalla Gazzetta dello Sport. «Ma se hai giocato con la Pes sulla Playstation – ha continuato Collina – magari mi hai visto arbitrare una partita. Anch’io come te ho una caratteristica particolare, non ho capelli né peli e questo per una alopecia che mi ha colpito a 24 anni. Devo dire che sono stato più fortunato di te, perché a undici anni è molto ma molto più difficile. Certamente come arbitro sono stato bravino e di sicuro avrei raggiunto comunque i traguardi che ho raggiunto. Certamente però il non avere capelli mi ha reso più riconoscibile e famoso. Quando se ti senti dire pelato, come è capitato a me tante volte, non farci caso. Chi te lo dice è invidioso del fatto che tu riesci comunque a fare quello che vuoi fare, con o senza capelli».
Collina sottolinea poi il gesto fatto dal mister: «Il tuo allenatore ha fatto un gesto molto bello, devi esserne fiero. Dimostragli che hai capito il messaggio e non avere paura di far vedere a tutti la tua testa senza capelli. D’altronde tanti personaggi, anche grandi campioni, si radono a zero. Tu hai la «fortuna» di non aver bisogno di farlo». Firmato Pier Luigi Collina.
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Un messaggio toccante, semplice, come deve essere quando si parla ad un bambino di 11 anni. Collina in poche parole ha raccontato la sua carriera: gradissimo arbitro, ma la alopecia lo ha aiutato a diventare un personaggio unico. Ma ha avuto anche una fortuna: in quegli anni, pensiamo a Ronaldo all’Inter, molti si rapavano a zero.
In realtà all’inizio della carriera lo chiamavano Kojac, perché ricordava il personaggio del poliziotto Usa nella serie interpretata da Telly Savalas, attore greco-americano.
Poi quel soprannome, ridicolo scomparve. Come accade a Marcello Lippi. All’inizio lo definivano il Paul Newman del calcio, per sottolineare la somiglianza al grande attore di Hollywood. Poi, quando ha iniziato a vincere tutto, l’accostamento a Newman è scomparso.
Tornando a Collina il soprannome di cui – forse – va più fiero è quello che gli affibbiò l’Equipe, il più autorevole quotidiano sportivo d’Europa. Collina divenne «l’incorruptible», quando fu chiamato ad arbitrare – fuori da qualsiasi regola – un derby del campionato della Ligue francese.
A parte che l’incorruttibile era il soprannome di Robespierre e si sa la fine che fece, per Collina fu la consacrazione che del resto era già seguita dopo avere arbitrato nel 2002, in Corea, la finale del Mondiale fra Brasile (2-0, doppietta di Ronaldo) e Germania.
Chiudiamo ricordando che non è certo la prima volta che l’ex arbitro bolognese (lì è nato) si spende per aiutare altre persone schernite per avere lo stesso suo disturbo dermatologico. Che talvolta, si sa, compare per una fortissima situazione di stress, senza motivi fisiologici.
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