Gioco
Balneari, il 3 dicembre sarà il giorno del giudizio
È fissata per questa data l’udienza davanti alla Corte di giustizia europea L’avvocato Roberto Righi: si discute della natura della concessione demaniale
VIAREGGIO. Meno di un mese al giorno X per i balneari italiani. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha fissato, a sorpresa, per il 3 dicembre l'udienza relativa alla questione sulla compatibilità con la normativa comunitaria delle disposizioni nazionali che hanno prorogato la durata delle concessioni del demanio marittimo lacuale. A rimettere il giudizio alla Corte europea è stato il Tar Lombardia, chiamato ad esprimersi sul ricorso proposto da Promoimpresa Srl contro il Consorzio dei Comuni della sponda bresciana del Lago di Garda e del Lago di Idro e Regione Lombardia. Due i provvedimenti che si chiedeva di annullare: quello (6 maggio 2011) con il quale il Consorzio ha negato il rinnovo della concessione di area demaniale extraportuale nel Comune di San Felice del Benaco; e la delibera della Regione Lombardia (7967/2008) nella parte in cui prevede che le concessioni demaniali siano rilasciate "a seguito di apposita procedura di selezione comparativa ispirata ai principi di libera circolazione dei servizi", senza prevedere alcun regime transitorio o adeguate forme di tutela dei concessionari anteriori alla medesima delibera.
Nel fissare l'udienza, la Corte europea ha invitato le parti a presentare osservazioni scritte su tre punti specifici, il primo dei quali è il "cuore" delle richieste dei balneari italiani. A spiegarlo è l'avvocato Roberto Righi che, insieme al collega Ettore Nesi, ha collaborato alla difesa di "Promoimpresa" (affidata all'avvocato Ermanno Vaglio) di fronte alla giustizia europea. «La Corte, nel sollecitare le parti alle osservazioni pone - ed è la prima volta che avviene in ambito comunitario - la questione se il rilascio di una concessione relativa ad un bene del demanio pubblico costituisca un regime di autorizzazione ai sensi dell'articolo 9 della direttiva Bolkestein. Se fosse riconosciuto che di mero titolo autorizzativo si tratta, allora i balneari avrebbero torto». E la partita sarebbe chiusa in maniera lapidaria. Ma, porre il quesito, significa che è aperta anche la strada della seconda possibilità: «Se prevale, invece, il diritto di proprietà, ovvero la natura sostanzialmente locativa della concessione demaniale - come potrebbe essere riconosciuto da una sentenza della giustizia europea la quale ha effetto dichiarativo del diritto comunitario - allora gli stabilimenti balneari sono fuori dalla direttiva servizi». Per la prima volta, continua l'avvocato Righi, «si discute solo di questo. Con la Corte europea che si è posta, giustamente, un problema che i Tribunali amministrativi regionali italiani, non si sono posti». Per rispondere alla domanda delle domande: ciò che insiste sulle concessioni demaniali di chi è? Attività, imprese, stabilimenti balneari o cantieri, sui quali si investe, si costruisce, si crea occupazione, a chi appartengono?
La risposta è tutta nella sentenza che la Corte europea è chiamata ad emettere il 3 dicembre, mentre il Governo italiano pensa a nuove proroghe: «Si tratta di definire se la concessione demaniale è un'autorizzazione, come quella per un fruttivendolo od un centro estetico - conclude l'avvocato Righi - oppure di un atto misto. Che include, dunque, locazione e atto costitutivo della proprietà superficiaria. Come sarebbe dimostrato dal fatto che lo Stato italiano pretende dai concessionari balneari il pagamento di Ici ed Imu persino sulle superfici delle spiagge concesse». Il conto alla rovescia è iniziato e gli avvocati risponderanno per scritto ai quesiti. Non resta che incrociare le dita, contando sul livello elevato del dibattito giuridico che andrà in scena il 3 dicembre davanti alla Corte di giustizia.
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