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Versilia

Il boss Graviano ha case a Forte e Viareggio

FORTE. «Quando sono stato arrestato nel '94 a Milano gli investigatori mi volevano convincere a collaborare con la giustizia e ad accusare le persone che mi indicavano loro. Mi fu detto che se non...

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FORTE. «Quando sono stato arrestato nel '94 a Milano gli investigatori mi volevano convincere a collaborare con la giustizia e ad accusare le persone che mi indicavano loro. Mi fu detto che se non avessi collaborato sarei stato accusato di tutte le stragi che sono state fatte in Italia. Scrissi di tutto questo all'allora procuratore di Milano Borrelli e dopo poco tempo fui mandato nel carcere di Pianosa e detenuto con il 41 bis».

Lo ha detto il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano deponendo in videoconferenza davanti alla Corte d'Assise a Caltanissetta nel secondo processo per la strage di Capaci del 23 maggio '92 e in cui sono imputati Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello. Durante la sua deposizione Graviano ha negato di avere conosciuto Giovanni Brusca e Giovanbattista Ferrante, oggi collaboratori di giustizia, mentre su Spatuzza ha dichiarato: «Lo conosco perché siamo dello stesso quartiere, Brancaccio. Ma non lo frequentavo. Gaspare Spatuzza è cugino di Totuccio Contorno, anche se lui non lo dice. L'ho incontrato tra il '99 e il 2001 quando eravamo detenuti nel carcere di Tolmezzo e gli raccontavo che ero accusato di essere responsabili delle stragi del '92 e dei processi in cui ero imputato. Aggiungo inoltre che tra giugno e luglio '92 io ero al nord Italia, tra Viareggio, Forte dei Marmi, Riccione, Venezia, San Remo e Verona. Avevo diversi appartamenti e trascorrevo lì quel periodo».

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