Gioco
Nuovo colpo all’officina Dal Torrione. Il titolare: «Ora basta, dormo qui»
I ladri tornano dopo venti giorni e rubano tutto. Lo sconforto del titolare: «Non chiudo solo perché penso ai miei dipendenti»
PIANO DI MOMMIO. A venti giorni dall’ultimo furto i ladri tornano a colpire all’autofficina Dal Torrione a Piano di Mommio. Nel cuore della notte i malviventi hanno sfondato ancora una volta la porta a vetri, forse con un piede di porco. Poi sono entrati, hanno devastato tutto e hanno portato via quello che c’era.
Il bottino è magro: 500 euro, tra soldi rimasti in cassa e spiccioli dei distributori delle macchinette per cibi e bevande. Ma lo sconforto del titolare Stefano Dal Torrione non è per quello. «La verità è che non ne possiamo più - dice - Non so più che fare, vorrà dire che dormirò qui a guardia dell’officina».
L’autofficina Dal Torrione, autorizzata Mercedes e Smart, è una delle più conosciute in zona. Evidentemente anche dai ladri, che soltanto venti giorni fa sono riusciti a penetrare all’interno dell’attività e a svaligiarla.
Nella notte tra mercoledì e giovedì, intorno alle 2, il nuovo assalto. I malviventi hanno cercato di aprire la porta blindata, probabilmente con un piede di porco. Poi hanno sfondato i vetri, riuscendo così a entrare. A quel punto hanno arraffato tutto quello che trovavano, a partire dai soldi della cassa. Ma hanno forzato anche i distributori di cibi e bevande. Mandando all’aria tutto per un bottino finale di 500 euro.
Sul posto dopo che è scattato l’allarme sono arrivati i carabinieri e le guardie giurate della Vesuvio. Anche Stefano Dal Torrione si è fiondato sul luogo, ben sapendo cosa avrebbe trovato. E ora il suo sconforto è totale. «Andare avanti così è impossibile - dice - ci eravamo appena ripresi dal furto, e ora ce ne fanno un altro. Per come stanno le cose, potrebbero tornare una volta al mese. E noi che dobbiamo fare? A questo punto mi metto a dormire qui, così sorveglio l’officina. E non faccio la fatica di venire da casa». Il commerciante non nega di aver pensato anche a chiudere bottega. «Ci ho pensato perché non si vive più. Io potrei anche farlo, ma poi penso ai miei dipendenti: che colpa hanno loro?».
Perciò scatteranno le contromisure. «Metterò le telecamere, è il minimo - dice - Ma quello che mi fa rabbia è che in tutta la zona artigianale delle Bocchette ce ne sono trenta nuove di zecca, messe grazie alla buona volontà del Consorzio di cui faccio parte, allo scopo di aumentare la sicurezza. Però per la questione della privacy non possiamo consultare questi impianti di videosorveglianza, né immagazzinare i dati. Questo Paese è incredibile, e le conseguenze le paghiamo noi».
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