Il Tirreno

Versilia

Pietrasanta domina? «Camaiore deve ripartire con la gola»

di Corrado Benzio
Pietrasanta domina? «Camaiore deve ripartire con la gola»

L’appello di chef e ristoranti, dal Merlo ad Emilio e Bona, per lanciare la grande tradizione gastronomica di Camaiore

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CAMAIORE. Rivalutare il centro storico. Soprattutto rivalutare la grande tradizione gastronomica di Camaiore. Prima che i locali chiudano o traslochino. Un appello-proposta che arriva dai grandi ristoratori – esistono ancora – di Camaiore. Da Angelo Torcigliani del Merlo a Luigi di Emilio e Bona.

«Siamo stati sommersi da Pietrasanta» denuncia Torcigliani. Uno dei più grandi cuochi toscani non le manda a dire, ma soprattutto si sta muovendo. Sta infatti sondando per aprire sul mare, Lido o Marina di Pietrasanta. Torcigliani è reduce da ottime critiche sulle guide. Il Gambero Rosso lo ha addirittura inserito fra i re italiani del rapporto qualità-prezzo. Ed in effetti 4 portare a 35 euro sono un affare. Soprattutto se sommate ad una carta dei vini che presenta una selezione di bottiglie da tutta Italia a meno di 30 euro.

«Pietrasanta ci ha sommersi – continua Torcigliani che in questi giorni propone una fantastica insalata gourmande – ma Camaiore ha ancora grandi potenzialità che non esprime. A partire dagli ottimi macellai e norcini che si trovano ancora in centro. E che raccontano di una tradizione antica».

Camaiore, non si può dimenticare, ha insegnato a tutta la Versilia. Come non ricordare le gesta di Marco Garfagnini al Ponte di Sasso, di Beppe Pighini e Tiziano Francesconi da Nebraska. E ancora tutti si sono commossi per la morte di Robè, l’inventore a Capezzano delle merende moderne. Camaiore ha bisogno di uno scatto di reni e di qualche buona idea.

«Ci mancano delle manifestazioni – ricorda Luigi di Emilio e Bona – ad esempio Enolia piaceva, era interessante, portava gente anche a noi. Non si è capito perchè sia emigrata a Seravezza».

Parlare con Luigi e con Bona e come aprire il baule dei ricordi di un grande passato. «Mi ricordo quando Cesare Garboli veniva qui a cena – ricorda Bona – e quando erano fidanzati ci ha portato anche Susanna Agnelli».

Ma per Bona, una delle ultime grandi cuoche di famiglia, la più bella era un’altra donna. «Veniva Dalida Di Lazzaro, uno spettacolo di donna: bella, alta. E poi molto alla mano, con tutti».

In Candalla hanno cenato anche i Mondadori e Jodie Foster («che bella non era, ma era molto educata con tutti»). Oltre a tutti i grandi artisti che in quegli anni frequentavano Camaiore. «E poi venivano le grandi famiglie, come i Moratti. Credo che Camaiore e i suoi locali – conclude Luigi – hanno tutte le caratteristiche per ripartire».

Parliamo di gente tosta, i camaioresi. Due domeniche fa La Dogana ha festeggiato 40 anni di apertura. Ma Vittoriano Pierucci, il fondatore. prima di aprire per conto suo faceva il pizzaiolo all’Eden.

E lo stesso Angelo Torcigliani ha iniziato nella bottega alimentari del padre (da Claudio) prima di sfondare nella grande ristorazione. E servire cene – tutto vero – a famiglie russe che nello Spritz al posto del prosecco ci mettono lo champagne Cristal.

«Cuciniamo un po’ ovunque a Forte dei Marmi – conferma – invece a Camaiore non è che di famiglie russe se ne vedano tante. Qualcuno viene, ma non troppo».

Da Camaiore proviene Antonio Farina, lo chef che aveva il miglior ristorante di pesce di tutta la Toscana del sud. Ora Farina, cresciuto come altri alla corte di Carletto Pirovano alla Bussola, è il cuoco privato di Prada nella fabbrica e outlet a Montevarchi. Come tutti i versiliesi la pazzia lo portava da Siena al mare a fare la spesa. Con la Porsche Carrera.

Quante storie e quante vicende nascono da Camaiore (una ne raccontiamo nel box) per pensare che la grande e media ristorazione versiliese non possa partire proprio lì dove è nata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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