Italia
Il cimitero di Viareggio in balìa di ladri e vandali
Da mesi nella struttura comunale si registrano furti di rame. Vasi, croci e ornamenti divelti anche nell’ala dei caduti in guerra
VIAREGGIO. “Schernire un soldato quand'è nelle file, che non può né vendicarsi né rispondere, è come insultare un uomo legato: è una viltà", scriveva De Amicis nel libro “Cuore” che più di ogni altro ha celebrato l'unità d'Italia. Eccoli qui, i soldati di ieri. Sempre in fila, ma nell'ala del cimitero comunale a loro dedicata in quanto "caduti per la Patria". Siamo andati a trovarli, nei giorni di massimo afflusso all'ombra dei cipressi, perché chi li ricorda ha trovato tutte le tombe depredate da chi, per pochi grammi di rame, non ha esitato a mettere le mani sulle lapidi.
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Date, nomi, qualifiche ricordano il pezzo di storia d'Italia che attraversa prima e seconda Guerra mondiale: il bersagliere appena trentenne che ha perso la vita nel 1918, e forse sarebbe bastato appena qualche mese per vederlo tornare a casa; il sergente venticinquenne e la foto nella divisa perfetta; il soldato di fanteria, poco più che ventenne; l'artigliere, nato nei primi anni dell'ascesa del fascismo e andato a morire nel mezzo del conflitto mondiale, appena il tempo di capire il mondo.
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Tutti accomunati ieri dalla tragedia che li ha stroncati ancora giovani e giovanissimi, oggi dalla mano di chi ha divelto dalle lapidi qualsiasi cosa fosse in rame. «Da due mesi - raccontano gli addetti al cimitero - è una protesta continua. Soprattutto per quanto riguarda il rame». Ma anche per i vandalismi gratuiti. E per la sporcizia, che balza agli occhi. I piccioni la fanno da padrone e anche il pavimento dell'ala dedicata ai caduti per la Patria è per buona parte ricoperto dagli escrementi dei volatili. Per non parlare delle infiltrazioni d'acqua. Perfino le croci non sono state risparmiate dalla mano dei ladri di rame: quella sulla tomba di Enrico Rossi (1897-1942) è spezzata in parte. Qualcuno ha provato a scalzarla, riuscendo solo a danneggiarla.
Si potrebbe fare di più per il cimitero comunale che accoglie le spoglie di oggi e la memoria di ieri, tanto da essere spesso oggetto di iniziative culturali relative alla memoria storica della città. Anche la grande lastra di marmo con incisi tutti i nomi dei viareggini «che hanno fatto olocausto della loro vita alla Patria e le cui spoglie si sono perdite nel turbine della guerra» è malmessa. Sergenti, fanti, caporali, marinai ed ufficiali di Marina, alpini: un'intera generazione di viareggini, tra i venti ed i quarant'anni (ma Milo Fabbri ne aveva solo sedici, nel 1940), persa nella follia della guerra. Il cui ricordo meriterebbe maggior cura.
E l’intera struttura avrebbe necessità di una maggior sorveglianza. Perché la denuncia di quanto accaduto in quest’ala, si somma a quelle che anche il Tirreno ha raccolto negli ultimi mesi. Appena in agosto i vasetti in rame erano stati oggetto di un vero e proprio raid che ne aveva fatti sparire almeno un centinaio. Un furto mirato, dunque, sul quale i carabinieri hanno avviato le indagini.
Chi, in questi giorni dedicati ai defunti, non ha dimenticato anche i familiari deceduti nelle due guerre, ha trovato l’amara sorpresa: «Il mio vasetto l’hanno portato via - racconta una donna -e così mi sono arrangiata con il cellophane dei fiori ripiegato e messo nel porta vaso...Speriamo che tenga...». Ma anche speriamo che qualcuno controlli....
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