Sicurezza
Colpevoli di omicidio, scrivono al Pontefice
«Sogniamo di poterle consegnare di persona il frutto della nostra volontà di redenzione»
VIAREGGIO. Hanno incontrato Wallj, Patrizia e Rita, hanno imparato velocemente, nella cucina del carcere, ad usare gli attrezzi necessari e in poco tempo hanno cominciato a sfornare le ostie, che saranno poi consacrate durante le celebrazioni in un centinaio di parrocchie, che hanno aderito al progetto “Dalla morte alla vita” , sostenuto da Arnoldo Mosca Mondadori, nipote del grande editore. Una soddisfazione grande per Ciro, Giuseppe e Cristiano, ergastolani i primi due, e una pena di 29 anni da scontare per il terzo, il più giovane. In pochi avrebbero potuto immaginare che dalle loro mani sporche di sangue avrebbe potuto nascere il “Verbum Panis”, il pane di Dio. Ma come si dice, con più o meno fede, le vie del Signore sono infinite e stavolta si sono intersecate in nome di un impegno sociale e spirituale, collegando Viareggio a Milano. E non si fermeranno qui: altre strade si apriranno, cosicché le ostie dal carcere di Opera raggiungeranno tanti altari e su quelli verranno consacrate. Tante altre mani che benedicono, spezzano, offrono il pane. Mani che lavorano, mani che si intrecciano.
Ma Ciro, Giuseppe e Cristiano tenevano tanto a che il frutto del loro lavoro finisse nelle mani sante di Papa Bergoglio, sempre così attento e vicino agli ultimi e ai più sofferenti. Così hanno preso carta e penna e hanno scritto al Papa proprio alla vigilia dell'anno della Misericordia che si consumerà dall'8 dicembre. Ecco il testo della lettera inviata alla Santa Sede.
«Carissimo Santo Padre, siamo tre detenuti del carcere di Milano-Opera. Cristiano, Giuseppe e Ciro. Ci siano macchiati della più atroce violazione dei dieci comandamenti impartitici da nostro Signore Gesù Cristo, cioè di omicidio. Oggi, grazie all'impegno della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti del dottor Arnoldo Mosca Mondadori e del direttore del carcere Giacinto Siciliano, portiamo avanti un progetto che ci coinvolge quotidianamente. Nel nostro laboratorio produciamo con le nostre mani Ostie che vengono consacrate nelle chiese. Così possiamo fare arrivare il frutto della nostra volontà di redenzione ai cuori delle persone, soprattutto di quelle la cui sofferenza è dovuta ai crimini da noi commessi. Ognuno di noi ha fatto un percorso introspettivo e abbiamo maturato una profonda presa di coscienza dei nostri errori. Giunti a questa consapevolezza, desideriamo realizzare un sogno, cioè avere la possibilità di essere noi stessi, con le nostre mani un tempo sporche di sangue, a consegnare nelle Vostre mani benedette le Ostie prodotte da noi, in occasione del prossimo Giubileo. Con la speranza che il nostro sogno di possa avverare la salutiamo con grande affetto e devozione».
Adesso non resta che conoscere la data. (cri.bul.)
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