Sicurezza
Cinque poliziotti condannati dalla Corte dei Conti
Lavoravano al posto fisso della polizia di Forte dei Marmi: a giudizio per una brutta storia di telefonate a siti erotici e squillo
FORTE DEI MARMI. Sono passati quasi 18 anni, un’infinità di giorni, una vita. Ma lo Stato italiano, in queste quisquilie (tali sono) è implacabile: 18 anni per condannare a multe da 500 euro alcuni dei poliziotti coinvolti nello scandalo (e nella successiva inchiesta penale) del posto fisso di Polizia di Forte dei Marmi.
Una vicenda triste, con questi uomini dello Stato accusati di vessare cittadini e commercianti senza che nessuno muovesse foglia. Una storia finita con condanne penali e tante prescrizioni. Su quegli agenti ora la Corte dei Conti – è questa la notizia che fa tornare a galla la vicenda – insiste nel chiedere soldi per il danno causato all’amministrazione, compreso quello di immagine.
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I poliziotti in questione – poi finiti davanti alla Corte dei Conti – stando all’inchiesta a loro carico in effetti non andavano tanto per il sottile. Come Giuseppe Maio, 53 anni, oggi irreperibile, che chiese ad un imprenditore di Forte tutta una serie di pranzi, compreso quello – sicuramente oneroso – di nozze. Non solo. Maio si fece ospitare in un albergo di Forte – lui e consorte – per circa un mese. Al momento del conto affrontò la patronne dell’hotel con la frase minacciosa: «I soldi non te li dò e stai calma».
Gli agenti fedifraghi erano dediti ad ogni genere di illecito a leggere le carte della Corte dei Conti. Tipo usare il telefono di servizi per «telefonare a prostitute, fissando appuntamenti per incontri». Oppure, altro poliziotto, usando il telefono del Posto Fisso per chiamare i telefoni erotici.
Naturalmente – e a Forte molte cose sono nella memoria della gente – c’è chi faceva ben altro. Come quello che ricattava la gelateria Dell’Amico di Marina di Pietrasanta, pretendendo soldi.
I poliziotti si sputtanavano per poco, come quell’agente che pretese uno Swatch. In caso contrario avrebbe fatto controlli amministrativi nel suo locale.
Certi episodi andarono avanti per anni, senza che i superiori si accorgessero di niente. Anche perché il Posto Fisso di Forte dipendeva direttamente da Lucca e non dal Commissariato di Viareggio (allora quello di Forte non esisteva ancora). Nel 2008 le condanne, nel 2010 – in appello - le prescrizioni per tutti, escluso Maio che manco aveva fatto appello.
Venendo al processo contabile, la sentenza della Corte dei Conti sottoscritta dal presidente Ignazio De Castillo, alla fine ha stabilito che l’unica condanna pesante è andata a Giuseppe Maio che si è preso una multa di 4mila euro. Vincenzo Falcinelli, che del posto di polizia era il capo, è stato assolto da ogni addebito con tanto di diritto di avere indietro le spese legali.
Condannati al pagamento in favore del Ministero dell’Interno invece ancora Giuseppe Maio, più Osvaldo Bertelloni, Roberto Cortopassi, Angelo Vanacore e Raffaelle Santabarbara. Per tutti la multa è molto lieve: 500 euro a titolo di «danno da disservizio e spese indirette di gestione».
La sentenza fiorentina è datata 15 ottobre 2015, insomma 18 anni per il pagamento di poche centinaia di euro da parte di quelli che oggi sono in gran parte ex.
La vicenda, molto dolorosa per tutti e per Forte dei Marmi, dovrebbe alla fine concludersi così.
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