Sicurezza
«Cadavere in mare» Si allargano le ricerche
Segnalazione di uno yacht, ma il corpo non è stato trovato
VIAREGGIO. «Venite, c’è un cadavere che galleggia in mare». La telefonata arriva alle 15,15 alla Guardia costiera di Livorno. I militari, che stanno aiutando i colleghi viareggini ormai da tre giorni, pensano subito a Fabrizio Simonetti e Nello Simonetti, i due pescatori dispersi da mercoledì sera dopo una battuta tra Viareggio e Marina di Pisa. Immediato l’invio di due motovedette, una da Viareggio e una da Livorno. Ma il corpo, segnalato da un diportista che in quel momento stava passando di lì, non è stato trovato.
La segnalazione. È stato il comandante di uno yacht a vela diretto a Genova a telefonare alla Capitaneria. Il corpo è stato individuato dal diportista a una ventina di miglia dalla costa livornese, e a circa sei dall’impianto di rigassificazione che sorge al largo di Tirrenia (Pisa). La segnalazione dell’uomo, molto precisa, viene ritenuta credibile dai militari. A differenza delle tante fatte nel corso di questi giorni, dove qualcuno che pensava di poter aiutare le ricerche ha contribuito solo ad aumentare la confusione. Non è questo il caso della telefonata dell’uomo, che ha proseguito con la propria imbarcazione per poi virare verso il punto dove aveva individuato il corpo. L’uomo è stato convocato per oggi in Capitaneria a Genova - dov’è arrivato in serata con la propria imbarcazione - per una deposizione scritta e firmata.
Nessun ritrovamento. La lontananza dalla costa, oltre che la natura stessa del tratto di mare interessato - più o meno tra Pisa e Livorno - ha complicato il possibile recupero. Sul posto, come detto, sono state inviati un elicottero e due motovedette della Capitaneria, ed è stata impiegata anche un’imbarcazione privata che si occupa di sorvegliare la piattaforma del rigassificatore. I mezzi della Capitaneria, però, hanno impiegato un po’ di tempo prima di raggiungere la zona della segnalazione. Che è frequentata da numerosi mercantili, per via appunto del vicino rigassificatore. Questo transito ha probabilmente aumentato l’oscillazione delle onde, rendendo più complicata l’individuazione di eventuali tracce. Per quanto riguarda il diportista, ai dubbi sul fatto che avrebbe potuto fermarsi e bloccare quello che era ritenuto un cadavere la stessa Capitaneria replica così: «Non è facile frenare una barca in movimento, né compiere una virata immediata». Difficile, insomma, fare altrimenti.
Le ricerche si allargano. Questa segnalazione ha dato forza alla missione di Capitaneria e vigili del fuoco, che da mercoledì sera stanno battendo il mare alla ricerca di Fabrizio e Nello. Fino a sabato mattina ci si era limitati, per così dire, alla zona dov’è stato ritrovato affondato il peschereccio “Giumar”, a bordo del quale si trovavano i due uomini per la battuta di pesca. Si tratta di un punto situato a cinque miglia dall’imboccatura del porto di Viareggio, e a diciotto metri di profondità. La motopesca è stata perlustrata dai sommozzatori dei vigili del fuoco - a cui oggi daranno il cambio i colleghi della Capitaneria di Genova - senza trovare traccia dei due uomini. Da ieri pomeriggio le ricerche si sono ampliate verso Livorno, e oggi proseguiranno anche lì. Da valutare fino a quando (leggi sopra).
Angoscia senza fine. La notizia della segnalazione ha aperto un piccolo spiraglio nell’incubo delle due famiglie di Fabrizio e Nello. Rassegnate al destino dei due, ma almeno desiderose di sapere che fine hanno fatto e di vederseli riconsegnare. Un’attesa logorante ed estenuante, che aggiunge dolore al dolore per due padri di famiglia, due cugini, di 52 e di 48 anni. Un’attesa che sta logorando anche i militari impegnati nel soccorso, desiderosi di dare una risposta ai familiari. Sulla vicenda la Capitaneria ha aperto un’inchiesta amministrativa, su cui si mantiene il massimo riserbo. Anche perché la priorità è ritrovare Fabrizio e Nello.
@matteotuccini
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