Toscana
Traditi dall’amore per il mare
Fabrizio e Nello, la pesca nel sangue. Nonostante i pericoli e un antico lutto
VIAREGGIO. «Fabrizio impazzisce per il mare. Quando torna dal lavoro non fa in tempo a riposarsi che esce di nuovo con il suo gozzo di otto metri. È come un richiamo, più forte di lui. Io, per la verità, non sono così. E ho cambiato vita anni fa».
Andrea è uno dei sette fratelli di Fabrizio Simonetti, il pescatore di 52 anni disperso da mercoledì sera assieme al cugino Nello, 48 anni. Anche Andrea, come gli altri familiari, dall’alba di giovedì sta scrutando il mare alla ricerca di qualcosa. Cammina su e giù sul Muraglione: arriva fino in cima, dove ci sono le sculture dei “Ragazzi del Moletto” di Libero Maggini. Di fronte a lui un peschereccio sta imboccando il porto, proprio sotto un arcobaleno spuntato temporaneamente dopo la pioggia. Ma con questa storia un’immagine così non c’entra per niente. Anche se sono tanti i colleghi di Fabrizio e Nello che si stanno dando da fare per aiutate Capitaneria di porto e vigili del fuoco nelle ricerche dei due scomparsi.
Lo sguardo di Andrea si abbassa solo ogni tanto, per parlare al cellulare. In attesa di novità che non arrivano. Nonostante lo «sforzo collettivo» elogiato dalla stessa Capitaneria con il comandante Davide Oddone e il vice Federico Giorgi. Andrea riattacca il telefono e si sfoga. «Noi Simonetti abbiamo la pesca nel sangue. Abbiamo fatto tutti questo lavoro: anche mio padre, se fosse vivo, sarebbe ancora in mare. Persino da vecchio». La famiglia è viareggina doc, originaria del quartiere Varignano, anche se Fabrizio abita da più di vent’anni a Piano di Mommio e ormai è considerato uno del paese. Il mare, però, è un’altra cosa. Rischi compresi.
«È un mestiere difficile, che fa guadagnare poco e rischiare tanto - spiega Andrea - Mi ricordo che una volta ero fuori con mio padre e per le condizioni climatiche difficili mi hanno sbarcato a Livorno. Un giorno ci ho rinunciato, e con me altri miei fratelli. Ci siamo messi a lavorare nei cantieri qui davanti in Darsena. Per carità: non è che prendiamo stipendi da favola, e i rischi ci sono pure qui. Ma è un’altra storia». E mentre lo dice, guarda ancora lontano.
Da laggiù, da quel mare riottoso e infido, che sembra bello ai turisti e meno a chi ci passa sopra tanto tempo, parte la storia dei Simonetti. Sono quelle onde di fronte al porto che hanno visto partire e tornare tante volte un marinaio con quel cognome. È quel mare di fronte al porto che ha inghiottito lo zio Nello, omonimo del nipote disperso da mercoledì. Era il 1966, per la precisione il 16 novembre: il motopesca San Rossore naufraga davanti alle coste di Viareggio. Nello muore, mentre il fratello - il papà di Fabrizio e Andrea - che è con lui, riesce a salvarsi. Nello Simonetti è uno dei 1.200 morti del mare raccolti in un elenco da Zeffiro Rossi, esperto di marineria e anima del museo che si affaccia sulla Burlamacca, sul Lungocanale est. Domenica prossima, altra singolare coincidenza, proprio al Museo della marineria si celebra la giornata di ricordo di queste tragedie. Raccontate anche da Lorenzo Viani nel celebre quadro “La benedizione dei morti del mare”.
La tragica fine dello zio Nello non ha sconfitto la passione di Fabrizio, che pure avrà sentito mille volte questa storia, così come i fratelli. E nemmeno quella dell’altro Nello, il più giovane. Dei due, tutti sanno che il più marinaio è il primo: nel suo corposo curriculum una lunga esperienza in imbarcazioni importanti e di grandi dimensioni. Ma anche Nello ha la patente da marittimo. Nel corso degli anni ha fatto altri lavori, come quello di resinatore e verniciatore. Fabrizio vive a Piano di Mommio e ha una figlia. Nello, invece, sta a Viareggio e ne ha due di figli.
La domanda che tutti si fanno adesso, tra i familiari ma anche tra i colleghi dei Simonetti, è cosa sia successo mercoledì pomeriggio. È in quelle ore, infatti, che la Capitaneria di porto inquadra il disastro. Che non sarebbe legato al fortunale vero e proprio scatenatosi mercoledì sera dopo le 20: a quell’ora il “Giumar” era già disperso, con l’allarme dato dai familiari per il mancato rientro nella banchina dei pescatori alle 18,30. La stessa Capitaneria spiega che finché non ci sarà un’ispezione accurata del relitto - ritrovato ieri a diciotto metri di profondità, a cinque miglia dal porto - non si potrà fare chiarezza. L’ipotesi più credibile è quella di un guasto, qualcosa che possa aver compromessa la funzionalità della motopesca “Giumar”. Che ha cominciato a imbarcare acqua. In quello stesso frangente, prima ancora che i due pescatori potessero accorgersi di quanto stava accadendo, le condizioni difficili del mare - magari un’onda anomala - potrebbero essersi sommate con il guasto. Causando l’affondamento della nave. A quel punto, i due avevano la possibilità di utilizzare la cosiddetta “zattera”, cioè il mezzo di salvataggio che però i vigili del fuoco hanno ritrovato attaccato al peschereccio. L’altro aspetto centrale nell’inchiesta della Capitaneria - che sta procedendo con accertamenti sull’imbarcazione e sulle varie specifiche - è capire come mai non è partita la richiesta di soccorso. Esiste sulle imbarcazioni di questo tipo un meccanismo che manda un segnale satellitare di Sos alle Capitanerie; il segnale, oltre ad avvertire la Guardia costiera, dà anche la posizione Gps dell’imbarcazione. Il meccanismo può essere automatico - si attiva cioè da solo quando l’acqua entra nel natante e supera un certo livello - oppure può essere azionato a mano. Nella motopesca “Giumar” l’Sos doveva essere attivato a mano, ma non è accaduto. E non è partita alcuna richiesta di soccorso tramite cellulare al numero 1530. L’incidente, insomma, è stato repentino e ha colto di sorpresa i due pescatori viareggini. Come detto, su questo ed altri elementi dovrà far luce l’indagine della Capitaneria che al momento è soltanto di tipo amministrativo: della vicenda è stata informata anche la Procura della Repubblica di Lucca, ed in particolare il magistrato di turno Piero Capizzoto, che resta in attesa degli sviluppi.
Nel frattempo cresce l’angoscia tra i familiari e i colleghi di Fabrizio e Nello Simonetti. C’è un fronte comune, in particolare, che unisce il mondo dei pescatori viareggini, perché quanto accaduto ai cugini sarebbe potuto accadere a chiunque di loro. Da quando è scattato l’allarme e sono iniziate le ricerche prima della barca, ed ora dei due dispersi, i colleghi alternano lo stare in banchina sul Molo alla collaborazione con i propri pescherecci con le motovedette della Capitaneria di porto, per vedere se possono dare il loro contributo per ritrovare i due amici. Con i quali hanno condiviso tante esperienze di pesca e grossi sacrifici, come sa chi pratica questa professione.
«Li conosco tutti e due, sono bravi ragazzi», dice Yuri Bertolucci, che ha un peschereccio più piccolo rispetto al “Giumar” (un tredici metri). «Non è facile capire cosa possa essere accaduto, sicuramente sono stati colti di sorpresa da qualcosa, perché se non hanno avuto neppure il tempo per dare l’allarme, significa che tutto è accaduto all'improvviso. Sui pescherecci c’è un pulsante collegato con la sala operativa della Capitaneria di porto: una volta che lo premi viene lanciato l’allarme di pericolo che fa scattare subito le ricerche. Non è possibile al momento sapere se per caso da un bocchettone sia entrata acqua a bordo del peschereccio, oppure se un’onda li abbia gettati in acqua. È difficile capire quello che è accaduto, una cosa è certa: non sono due sprovveduti, se non hanno dato l’allarme, vuol dire che non hanno avuto il tempo per farlo». Così Bertolucci parla di Nello e Fabrizio. «Nello è stato in mare qualche anno fa, poi ha fatto anche altri lavori come il resinatore e il verniciatore. Per poi tornare ad uscire in mare con il cugino Fabrizio, più esperto. Purtroppo è avvenuto questo imprevisto che tiene tutti in apprensione, soprattutto i familiari, ma anche chi come noi ha trascorso con loro tante esperienze nel corso di questi anni».
Gli sguardi di Bertolucci così come quelli dei colleghi pescatori hanno scrutato per tutta la giornata l'orizzonte, con la speranza che fossero potute giungere buone notizie, ed invece dopo una intera giornata di ricerche nessuna novità è emersa per quanto riguarda il ritrovamento di Nello e Fabrizio.
I mezzi della Capitaneria di porto e dei vigili del fuoco hanno perlustrato tutto il tratto di mare dove è stato rinvenuto lo scafo a 18 metri di profondità, con la speranza di trovare i due pescatori che invece sono tutt’ora dispersi. Le ricerche continuano: «Al momento è questa la nostra unica priorità», spiegano dalla Capitaneria di porto viareggina.
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