Il Tirreno

Versilia

Solo in tre in consiglio La Versilia resta al palo

Solo in tre in consiglio La Versilia resta al palo

VIAREGGIO. La posta in gioco è alta: 130 milioni di euro circa di finanziamenti dalle banche tramite i quali dare stabilità ad una società alle prese, da un alto, con un debito gigantesco - 75...

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. La posta in gioco è alta: 130 milioni di euro circa di finanziamenti dalle banche tramite i quali dare stabilità ad una società alle prese, da un alto, con un debito gigantesco - 75 milioni di euro - nei confronti dei Comuni (soci e non soci), e dall’altro con l’esigenza di continuare a investire - per assicurare un servizio pubblico di primaria importanza come quello legato all’acqua e alla depurazione. Ma viene da chiedersi come, una partita del genere che incide sul futuro dei servizi in 51 Comuni tra le province di Massa Carrara, Lucca e Pistoia per circa 260mila utenze, possa essere adeguatamente gestita da un consiglio di amministrazione ormai composto dal solo presidente, Nicola Lattanzi, e due dirigenti pubblici espressione dei Comuni di Carrara e Massa.

Un cda “zoppo”. Perché è questa la situazione attuale, fortemente sbilanciate (e probabilmente in maniera non casuale) sul versante apuano dei territori affidati a Gaia, dei vertici della società dopo le dimissioni della vicepresidente Claudia Laudanna, che seguono di qualche mese le dimissioni del rappresentante viareggino nel consiglio, il dirigente comunale Franco Allegretti. Un cda zoppo, quanto meno a rischio immobilismo, dove il socio di maggioranza - Viareggio appunto e con Viareggio l’intera Versilia - resta al palo nelle decisioni cruciali. Con il rischio che possa interrompersi il percorso tracciato insieme ai soci e con l’ok dell’Ait (Autorità idrica toscana) di “ristrutturazione” del colosso Gaia. E non solo sul piano finanziario.

Il problema? La governance. Non è un caso, forse, che solo poche settimane fa, in occasione della presentazione del piano industriale di Gaia, il presidente Nicola Lattanzi abbia annunciato l’intenzione di proporre all’assemblea una modifica dello statuto della società che, rispetto a realtà analoghe a livello regionale e nazionale, presenta delle indubbie particolarità sui compensi, la composizione, i rapporti tra cda e soci. Non solo. Lo stesso Lattanzi ha annunciato l’intenzione di dotare l’azienda - che oggi può contare su un direttore generale, Paolo Peruzzi, e tre dirigenti - di nuove figure professionali per migliorare la gestione delle risorse. Basti pensare che Gaia, alle prese con una trattativa per 130 milioni di finanziamenti, oggi si affida a consulenti per la contabilità piuttosto che per l’asset management.

Gli scenari. Che fine faranno questi propositi? Difficile fare delle previsioni, come è altrettanto complicato immaginare cosa accadrebbe a Gaia se le risorse attese dalle banche non dovessero arrivare. È chiaro però che una società come Gaia non ha a disposizione molti strumenti per assicurare la tenuta dei conti e insieme quella dei servizi. Se non la leva dei costi dell’acqua (di volta in volta autorizzati da Ait) puntualmente prelevati dalle tasche dei cittadini. (v.l.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore