Il Tirreno

Versilia

Un altro milione di lavori per l’agibilità del porto

di Donatella Francesconi

È arrivata la draga “Alfredo” della veneta Lmd che inizierà l’intervento domani Sono centotrentamila i metri cubi di materiale che il mezzo dovrà rimuovere

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VIAREGGIO. È arrivata, grossa e celeste, con la sua gru che si staglierà per qualche mese tra cielo e mare: è Alfredo, draga della Lmd (Lavori marittimi dragaggi, Venezia) l’impresa che si è aggiudicata l’appalto. Costruita nel 2012 è forse il mezzo più potente che si sia visto all’opera nel porto di Viareggio dove ancora nel 2013 la Capitaneria segnalò all’Autorità giudiziaria due mezzi che non erano all’altezza dell’intervento. Alfredo è lunga sessanta metri, larga sedici, alta cinque. Ed ha una portata massima di 1.600 tonnellate.

Centotrentamila sono i metri cubi di sabbia da rimuovere per un intervento complessivo che ammonta a 1.200.000 euro di finanziamento regionale, per un importo dei lavori a base d'appalto (comprensivo di oneri della sicurezza) pari a 960.000 euro. Fatte le verifiche di legge tra l’aggiudicazione provvisoria di fine estate e quella definitiva, il segretario dell’Autorità portuale regionale, Fabrizio Morelli non ha ritenuto cause di non aggiudicazione dell’appalto le vicende giudiziarie in cui la Lmd è stata coinvolta per quanto riguarda le inchieste sull’escavo del porto di Pescara e sul Mose a Venezia. La posizione di Morelli è sempre la stessa esposta al “Tirreno”: «L'Autorità portuale si muove con assoluta trasparenza e legalità. E le vicende giudiziarie non mi interessano».

Via al nuovo intervento di escavo, dunque, con inizio previsto per domani - condizioni meteomarine permettendo, ma il mezzo è sufficientemente potente - e termine il 31 gennaio come da ordinanza del comandante della Capitaneria. Con la quale (numero 200/2015) si prescrivono alle imbarcazioni le prescrizioni di sicurezza. Compresa quella dove si raccomanda: «Laddove impegnate in manovre di atterraggio/partenza dal porto di Viareggio, tenersi a distanza di sicurezza dal mezzo effossorio, valutando l’eventuale adozione di misure aggiuntive suggerite dalla buona perizia marinaresca al fine di prevenire situazioni di potenziale pericolo. Tutte le unità, inoltre, dovranno in ogni caso mantenersi ad una distanza minima di 50 metri dalle draghe impegnate nei trasferimenti dalla zona di escavo a quella di ripascimento (della spiaggia, ndr) e viceversa».

L’intervento finanziato è quello annuale, che si rende necessario ripetere a causa del movimento di sabbia da Sud a Nord, problema mai risolto per il porto di Viareggio che nel 2000 ha visto lo smantellamento del sabbiodotto, unico strumento in grado di tenere a bada l’insabbiamento. Soluzione alla quale, all’epoca, si oppose la Capitaneria di porto ma che - invece - il Comune (amministrazione Marcucci) volle fortemente. Da allora, e fino a due anni fa quando la Regione ha istituito l’Autorità portuale anche (e soprattutto) per mettere fine allo sperpero di denaro che finiva in appalti e subappalti inutili e che vedevano protagonista sempre il solito giro di aziende (prima fra tutte la locale Sasit, oggi socia del Comune in Mover). Appalto dopo appalto, il meccanismo si è ripetuto identico per anni: l’impresa che ha le autocaricanti vince l’appalto e subappalta parte di intervento a quella, locale, che ha la draga refluente (la Sasit). «Era una cosa normale», ha dichiarato al “Tirreno” il primo maggio scorso Pietro Ricci, funzionario dell’Autorità regionale: «C’era anche la Regione di mezzo, le amministrazioni... Mi dicevano “mettici la refluente, falla lavorare...per amor di Dio...”. Ma le refluenti per me erano da eliminare, non erano utili allo scopo. L’ho detto anche negli interrogatori: per me non era sufficiente a risolvere il problema...».

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