Gioco
In guerra contro la burocrazia «Così hanno aiutato nostro figlio»
Iter infinito per assicurare un insegnante di sostegno a un bambino con un disturbo di tipo autistico Comuni, medici ed educatrici anticipano i tempi: il piccolo sarà seguito. I genitori: abbiamo vinto tutti
SERAVEZZA. Si sono rivolti a mezzo mondo, come ogni genitore che si rispetti, per il loro bimbo in difficoltà. Ma stavolta non ci sono state porte chiuse, né spallucce. Né frasi del tipo: «Mi dispiace, non so come aiutarla». Stavolta tutti, dai medici ai funzionari comunali, passando per le educatrici, hanno dato il meglio di loro. E soprattutto hanno fatto quello che dovevano: li hanno aiutati a raggiungere il loro obiettivo. E cioè un insegnante di sostegno per il loro bimbo, affetto da una forma di autismo.
Questa è la storia di Monica e Stefano, del loro bambino e di una burocrazia dal volto amico. E dal cuore d’oro. «La storia è iniziata nel giugno di quest’anno - raccontano in una lettera inviata al Tirreno - quando a nostro figlio è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico. Ci eravamo rivolti all’Istituto Stella Maris a Calambrone (Pisa) per una valutazione neuropsichiatrica per disturbi del linguaggio. Agli occhi nostri era un bambino come tanti, soltanto non parlava ancora. L’esito della diagnosi è stata per noi una vera e propria doccia fredda. Ed è iniziato così il nostro calvario, avanti e indietro dall’ospedale di Calambrone, visite, esami... ».
«Alla fine di luglio - proseguono - ci è stata rilasciata dallo Stella Maris la certificazione specialistica necessaria per attivare l’iter burocratico per la richiesta del sostegno scolastico. Affacciandoci per la prima volta in questa nuova realtà, abbiamo pensato di rivolgerci subito all’Ufficio Scuola del Comune di Pietrasanta. Dopo un incontro con Cristiano Ceragioli, funzionario del Comune, e Adriana Riccardi della Cooperativa Compass, che gestisce il nido L’Aquilone di Strettoia, al quale è iscritto nostro figlio, siamo stati indirizzati dall’assistente sociale per la presa in carico della situazione».
«Purtroppo in Italia la prassi burocratica necessaria al riconoscimento di un diritto è lunga e tortuosa - continuano - I tempi tecnici per il riconoscimento della legge 104 per il sostegno scolastico ci avrebbero portato troppo avanti, e nostro figlio non può assolutamente aspettare. Nella sfortuna della diagnosi, abbiamo avuto la fortuna di esserci mossi relativamente presto. E la speranza è che, escludendo la presenza di particolari cause genetiche, il bambino possa recuperare il più possibile. Fino a poter prospettare addirittura un completo ribaltamento della diagnosi nel giro di un paio di anni. Così la nostra è diventata una corsa contro il tempo».
«Presentata la domanda, abbiamo inoltrato tutta la documentazione. Con nostra piacevole sorpresa - spiegano - siamo stati contattati in tempo zero per discutere la questione in una riunione al nido L’Aquilone, alla presenza della coordinatrice Riccardi e alle educatrici. Illustrata nuovamente tutta la situazione, siamo finalmente giunti oggi ad avere, di concerto con il Comune di Seravezza dove viviamo, una soluzione ponte in attesa del completamento dell’iter burocratico. Ogni giorno per due ore sarà presente al nido la figura del sostegno scolastico per il bambino».
«Le educatrici Elisabetta, Pina, Monica e Paola stanno dandoci tutto il loro supporto professionale per aiutare il bambino in questa particolare e delicata fase della sua vita. I medici dello Stella Maris, in particolare il dottor Narzisi e la dottoressa Chericoni, sono ormai diventati la nostra guida. L’impressione che abbiamo è quella di far parte di una grande squadra: contro ogni aspettativa e previsione e contro chi ci diceva che sarebbero state energie sprecate le nostre, abbiamo ottenuto moltissimo. Sappiamo che alla fine non è niente più che aver riconosciuto un diritto di nostro figlio, ma credo che le amministrazioni avrebbero anche potuto attendere i tempi tecnici della burocrazia. Questa volta hanno vinto il cuore e la sensibilità delle persone. E a loro tutti sentiamo di dover rivolgere il nostro grazie».
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