La protesta
A Nizza si celebra l’epopea della Bussola
All’Università del Mediterraneo domani presentazione del libro di Adolfo Lippi sul locale che segnò un’epoca
Domani al Cum di Nizza (centro universitario del Mediterraneo) Adolfo Lippi presenta il suo libro sul locale ma soprattutto sugli anni d’oro della nostra riviera. “Quando la Versilia aveva la Bussola” sarà presentato a Nizza da Roberto Bernabò, già direttore del Tirreno e ora direttore editoriale dei quotidiani locali del gruppo Espresso.
di CORRADO BENZIO
Il mito della Bussola corre lungo l’autostrada dei Fiori e arriva fino a Nizza. Adolfo Lippi è viareggino, grande collaboratore del nostro giornale. L’occasione di presentare gli anni ruggenti della Versilia a Nizza nasce dalla settimana della lingua italiana che si celebra in tutto il mondo.
A Nizza alla guida del consolato generale d’Italia c’è Serena Lippi, anche lei versiliese, figlia di Adolfo. Un combinato disposto che ha permesso che l’epopea di una Versilia diversa dalla nostra risuonasse (ci saranno anche filmati e musiche d’epoca ad aiutare il racconto del libro).
Nizza, del resto, ha tanti legami con Viareggio. A partire dal Carnevale. E’ noto e storicamente documentato che la città natale di Garibaldi ha insegnato ai nostri a fare i carri. In realtà poi i costruttori viareggini hanno superato i francesi praticamente in tutto. Dalle dimensioni ai monumenti. Ma i rapporti sono rimasti molto intensi. Lo sa benissimo Gilbert Lebigre, lo sa Annie Sidro, delegato del carnevale nizzardo, per tantissimi anni ospite dei nostri corsi mascherati.
Insomma le liasons fra la Riviera francese e la Versilia sono veramente tante, compresi i paragoni fra Passeggiata e Promenade. E in questo settore – la musica e lo spettacolo – la nostra costa ha superato la French Riviera. Da noi c’erano Bussola e Capannina. Piper e Oliviero, Caravella e poi il Twiga. In Francia il centro della musica è sempre e solo stato Parigi. Dove fiorivano i grandi music hall: l’Olympia, il Bataclan, il Bobino. Altri anni, certo. Quando lo scambio fra italiani e francesi era continuo.
Alla Bussola si sono esibiti Charles Aznavour e Gilbert Becaud, Juliette Greco e Silvie Vartan. In Capannina a Forte cantò, fine anni Cinquanta, in una serata memorabile Edith Piaf, quando la sua salute stava velocemente declinando. In Francia spopolavano cantanti di origine italiana come Yves Montand (all’anagrafe Ivo Livi da Monsummano, Toscana), Serge Reggiani (di origine parmigiana), Dalida (all’anagrafe il cognome fa Gigliotti). Proprio Dalida insieme ad Alain Delon portarono al successo Parole, parole, parole che in Italia lanciò Mina insieme ad Alberto Lupo.
Alla Bussola ha cantato Leo Ferrè. Alla Bussola Gino Paoli fu fischiato quando interpretò la versione italiana di “Ne me quitte pas”, capolavoro romantico di Jacques Brel. La cover, bellissima, era titolata “Non andare via”. Paoli, invece, se ne andò dando degli stronzi al pubblico che non aveva nè capito né amato quella canzone.
Adolfo Lippi è domani a Nizza a raccontare la Bussola ma anche gli anni d’oro della canzone italiana. Per anni ha diretto in Rai programmi musicali, show del sabato sera, Sanremo Rock. Ha anche vinto un Telegatto e chiama. to da Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri a passare dalla Rai alla nascente Mediaset.
Ha vissuto da cronista del Telegrafo gli anni della Bussola (e della Capannina) e poi da regista Rai è entrato prepotentemente nel mondo di quelle che un tempo si chiamavano canzonette e oggi musica popolare. Qualcuno ricorderà negli anni Ottanta uno speciale girato a Viareggio per Carnevale dove Romina ed Albano cantavano Felicità affacciata alla grande vetrata liberty dell’allora hotel Metropol, oggi villa Tina.
Ma questo incontro nizzardo – organizzato e coordinato dalla giornalista piemontese Clara Origlia – racconterà cos’era la musica leggera e cos’era la Bussola allora.
Si vedranno i filmati dell’ultimo concerto di Mina alla vecchia Bussola, ma si vedrà anche il mitico ed irripetibile duetto sulla Rai di Mina con Lucio Battisti.
Si racconterà anche dei grandi artisti che Sergio Bernardini non riuscì ad avere nel suo locale.
Per poco mancò i Beatles. Ma il cruccio più grosso furono due emigrati italiani. Uno fu Frank Sinatra che si esibì in Italia solo in vecchiaia, quando la carriera di Sergio era ormai limitata a produzioni tv con la Rai.
L’altro grande che Bernardini non riuscì ad avere fu proprio un francese, Yves Montand. Ci riproverà – lo ha ricordato più volte – anche Gherardo Guidi che poi diventerà patron sia di Capannina che di Bussola, ma senza esito. Leggenda dive che non volle cantare in Italia perchè non perdonava di essere dovuto emigrare perchè il padre – piccolo imprenditore della Valdinievole – era stato perseguitato dal Fascismo. Eppure Montand – basta cercarla su You tube, oggi tutto è così facile – ha interpretato Bella ciao in una versione che dà i brividi.
C’è tanto da raccontare quando si parla di Versilia, di Bussola, di musica leggera. Tanto che qualcuno si aspetta già un secondo libro di Adolfo Lippi su questa Versilia.
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