Gioco
Potrebbe finire subito a processo
La Procura pensa al giudizio immediato dopo la conclusione delle indagini
VIAREGGIO. Nicola Guidotti per il momento resta in carcere a Lucca. È rinchiuso lì da quasi quattro mesi, cioè dalla stessa sera dell’omicidio del fratello Mario. Ora si attende la conclusione delle indagini e l’eventuale richiesta di giudizio immediato, che la Procura potrebbe fare nel giro di poco tempo.
Da questo punto di vista, sia gli avvocati difensori Riccardo Carloni e Massimo Landi che il legale della famiglia della vittima, Mario Vincenzo Belcastro, si aspettano novità a breve. Del resto, non essendoci dubbi sulla ricostruzione dell’omicidio né sulla responsabilità, era l’esame psichiatrico il vero nodo attorno a cui si svolge l’inchiesta. Una volta sciolto quello, sia il pm che le parti in causa possono andare a processo. Con un capo d’accusa che per Nicola è scontato: omicidio volontario. Da valutare se il pm confermerà l’ipotesi della premeditazione, su cui anche il consulente tecnico della stessa Procura esprime dei dubbi (come scriviamo a fianco).
Nel caso in cui per Guidotti venisse chiesto il processo immediato, la difesa potrebbe chiedere il rito abbreviato, che comporta uno sconto di pena in caso di condanna.
L’omicidio di Mario Guidotti, per persone e mondi coinvolti, oltre che per scena e tempo del crimine è uno dei fatti di cronaca che hanno colpito maggiormente la città di Viareggio e il suo immaginario. La tragedia colpisce perché avviene nel mondo della ristorazione, che in città e in Versilia ha i suoi volti, le sue storie e i suoi linguaggi. Colpisce perché il delitto avviene in un sabato pomeriggio di inizio estate, mentre la gente torna dal mare. Ma anche perché i Guidotti erano e sono conosciutissimi. Viareggini trabaccolari (non è un caso che l’eco del delitto sia arrivata fino a San Benedetto del Tronto), fumantini, anche nel calcio di cui erano entrambi talenti mai espressi davvero. Gente che si prende a cazzotti e dopo si offre il caffè. Ma quella sera del 20 giugno i cazzotti, che Mario e Nicola si davano da una vita, sono stati rimpiazzati da qualcos’altro. Colpa, ipotizzano gli inquirenti, di un ammanco da duemila euro nelle casse del ristorante Mezzo Marinaio, dove lavoravano insieme. L’ultima litigata prima dei quattro spari.
In questi mesi i rapporti tra le famiglie, quelle di Nicola e Mario, sono rimasti complicati. Le rispettive mogli e figlie restano lontane geograficamente ed emotivamente. Così l’avvocato Mario Vincenzo Belcastro: «A quanto mi risulta non c’è stato alcun tipo di avvicinamento, né alcun gesto che potesse in qualche modo segnare un percorso di riconciliazione».
m.t.
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