Gioco
Bulgarella voleva investire su altri hotel in Versilia
I risvolti viareggini dell’inchiesta della Dda di Firenze sull’imprenditore siciliano: perquisizione a carico del direttore dell’albergo Abitalia che non è indagato
VIAREGGIO. Caso Bulgarella-Unicredit, le perquisizioni dei carabinieri del Ros di Firenze, su delega della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze hanno toccato anche Giuseppe Cosentino, direttore dell'hotel "Abitalia" di Viareggio, inaugurato un anno e mezzo fa dall'imprenditore Andrea Bulgarella, oggi indagato di associazione a delinquere finalizzata a commettere «un numero indeterminato di reati» quali truffa, appropriazione indebita, ricettazione, con l’aggravante di averlo fatto - è l’accusa - ai fini di agevolare l’attività delle associazioni di tipo mafioso.
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Giuseppe Cosentino, soggetto terzo rispetto al nutrito gruppo di indagati - così si legge nel verbale di perquisizione - è stato l'architetto che, per conto della Bulgarella Costruzioni, ha seguito i lavori di ristrutturazione e restauro dell'Hotel Gran Palazzo di Livorno.
La storia dell'hotel di Viale Einaudi è di quelle che a Viareggio si ricordano. È il 28 febbraio 2012, uno degli ultimi consigli comunali dell'amministrazione Lunardini, quando viene discussa la delibera per autorizzare il rialzo dell’edificio in costruzione. Leonardo Betti e Chiara Romanini, consiglieri del Pd, si astengono; Milziade Caprili e Romina Cortopassi (Sinistra Arcobaleno) votano contro. Il resto del consiglio si esprime a favore.
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«Ho sollevato il problema - dichiarava Betti - perché la delibera proposta non mi convince. Soprattutto dopo aver visitato il sito della "Bulgarella costruzioni" ed aver letto che l'albergo doveva avere 44 camere - così si legge nella delibera che ci è stata sottoposta - ed invece sul sito dell'impresa già si presenta una struttura da 90. Molto prima che la variazione venisse approvata».
Nell'aprile 2014 l'albergo è inaugurato. Nel maggio dello stesso anno, Andrea Bulgarella - sono le intercettazioni a rivelarlo - parla al telefono con un noto imprenditore del settore turistico-ricettivo e, scrivono i pm della Dda, «manifesta l'intendimento di rilevare ed ammodernare con lui tre alberghi a Firenze, Montecatini e Viareggio».
Di certo, secondo le notizie a disposizione del "Tirreno", Bulgarella si muove in Versilia, interessato ad operazioni nell’ambito alberghiero. E, nel farlo - così la testimonianza raccolta dal cronista - si fa accreditare da un avvocato viareggino molto conosciuto. Movimenti che l'imprenditore siciliano mette in atto nonostante che i conti della società "Abitalia" vengano definiti catastrofici nella fotografia che ne fa Giuseppe Poma, anche lui indagato (per ricettazione, con l’aggravante del favoreggiamento alla mafia) dalla Dda di Firenze. Il trapanese Poma, 66 anni, cognato di Bulgarella, viene considerato dalla Procure antimafia come vicino ai fratelli Salvo, gli esattori della mafia. Poma si interessa alle referenze bancarie richieste da Bulgarella a Unicredit per accedere a finanziamenti pubblici (maggio 2015) ed esprime perplessità perché vuole evitare il coinvolgimento della società Abitalia dai bilanci, a suo dire, catastrofici.
Ed a proposito delle vicende finanziarie della società che ha costruito l'hotel viareggino, nello svilupparsi dell'intricata vicenda che passa dalla Banca di credito cooperativo di Cascina e dal suo commissariamento per mano della Banca d'Italia (2014), si trova anche la concessione di un fido nell'ottobre 2013 (50.000 euro) alla stessa Abitalia, senza acquisire - scrive la Dda - il previsto parere del controllo crediti. Direttore della banca era quel Vincenzo Littara. indagato dalla Dda (appropriazione indebita con la stessa aggravante del favoreggiamento) e sottoposto a perquisizione. Suo figlio, ingegnere Giuseppe Littara - estraneo alle indagini - ha collaborato con Bulgarella nei lavori dell'albergo di Viareggio.
Lavori dai quali transita anche un altro personaggio che ha ricevuto la perquisizione nella posizione di soggetto terzo: Girolamo Bellomo, detto Luca, 38 anni, palermitano, già arrestato. Bellomo era il fornitore di arredi per gli hotel di Bulgarella. Gli inquirenti definiscono i dati acquisti sulla sua attività come «estremamente rilevanti ai fini di prova dell'aggravante della finalità di agevolazione dell'attività della cosca mafiosa facente capo a Matteo Messina Denaro.
Risulta infatti desumibile che, attraverso l'incarico conferito a Bellomo, Andrea Bulgarella, in concorso con Giuseppe Poma e Salvatore Bosco, ha inteso agevolare la cosca mafiosa da cui aveva tratto vantaggi economici che gli hanno consentito di fare investimenti milionari in Toscana. Dagli atti di indagine emerge che Girolamo Bellomo è solo un mero intermediario perché il materiale che lui fornisce dalla Sicilia al gruppo Bulgarella proviene da altre ditte, sia toscane che dell'Italia settentrionale, che poi lo ricompensano con il pagamento di una provvigione».
Il ricorso a tale tipo di rapporto di fornitura - si legge ancora nel verbale di perquisizione - «appare contrario ad ogni logica di convenienza economica e si può ragionevolmente spiegare solo se s'inquadra in un'ottica di favorire Bellomo per la sua stretta vicinanza alla famiglia mafiosa facente capo a Messina Denaro, a cui da tempo Bulgarella è legato da strettissimi rapporti».
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