Il Tirreno

Versilia

Maltrattati al cimitero mentre tumulano l’urna con le ceneri della madre

Maltrattati al cimitero mentre tumulano l’urna con le ceneri della madre

Viareggio: il familiare di una defunta presenta ad Asp, sindaco e polizia un esposto contro un addetto del camposanto comunale

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VIAREGGIO. Trattato in malo modo da un addetto del camposanto comunale durante le operazioni di tumulazione dei resti della madre. È la denuncia presentata da un signore - viareggino ma da tempo residente a Genova - che martedì, con il dolore nel cuore per la perdita della mamma, ha lamentato di aver dovuto sopportare un atteggiamento che - se venisse confermato dalle verifiche in corso - è difficile considerare compatibile con un luogo come il cimitero.

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La denuncia è contenuta in un esposto inviato alla sede legale dell’Asp, al sindaco e anche al commissariato di Polizia di Genova: perché non si esclude che nel comportamento in questione si possa configurare non solo un disservizio ma anche qualche reato.

Ma veniamo all’esposto. «Martedì al cimitero comunale di Viareggio assistevo alla tumulazione di mia madre deceduta venerdì scorso. Alle 10 prendevo accordi con l'addetto comunale dell'ufficio dei servizi funebri interni, che mi riferiva che alle 11.15 io, parenti e amici presenti, ci saremmo dovuti presentare di fronte al loculo acquistato nei giorni scorsi, in quanto si sarebbe presentato un altro addetto, con l'urna cineraria di mia madre per la tumulazione. Con 15 minuti di anticipo su quanto stabilito, ovvero alle 11, arrivavamo al secondo piano del cimitero, nel luogo stabilito. Vedevamo un addetto che si trovava di fronte al loculo, il quale con estrema maleducazione e con toni irrispettosi ci diceva la seguente frase: “È questa l'ora di arrivare? Ho da fare”".

"Nel contempo - prosegue la denuncia - si allontanava di qualche metro in direzione di una scala, notavo nella sua sporca cassetta di attrezzi, riposta in malo modo su un fianco, che vi era un’urna cineraria. Chiedevo se per caso erano le ceneri di mia madre, lo stesso annuiva senza dire nulla. A quel punto, dato che la stessa era gettata in mezzo a degli attrezzi sporchi, la sollevavo e osservandola notavo che la parte appoggiata risultava danneggiata nella targhetta in ottone riportante il nome, in particolare vi era un profondo graffio su tutta la lunghezza della targhetta. Il danno veniva fatto notare alla persona in questione, che per risposta alzava le spalle e allargava le braccia. Lo stesso operaio in malo modo continuava le sue operazioni, avvicinandosi a me, cercando quasi di togliermi dalle mani l’urna, io lo fermavo dicendo che dentro l’avrei riposta io e così è stato. L’operaio terminava il suo lavoro con modo di fare sgarbato, sbattendo la luce che stava installando sulla lapide in marmo, non mostrando il minimo rispetto né per i defunti né per i parenti presenti».

All’ingresso del cimitero c’è il cartello con il regolamento di accesso nel quale si legge: “Chiunque non mostri rispetto per i defunti e verso il culto di chi è in visita, sarà immediatamente allontanato dalla struttura e consegnato alle autorità di Pubblica Sicurezza”. «Strano regolamento - commenta l’autore dell’esposto - deve rispettarlo solo chi è in visita? Non sapevo che il personale fosse esentato sia dal regolamento che dal buon senso e dal rispetto altrui».

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di Redazione web