Gioco
Un forno nel cimitero di Forte dei Marmi per cremare i defunti
Franceschi (Croce Verde): «Occuperebbe un piccolo spazio e verrebbe incontro alle richieste di sempre più famiglie»
FORTE DEI MARMI. Perché non costruire al Forte un forno per la cremazione dei defunti? Il dibattito sta decollando in questi giorni, dopo che l'assessore ai lavori pubblici Emanuele Tommasi nell’annunciare la realizzazione dell’atteso ampliamento dei loculi del cimitero di via del Paradiso si è lasciato andare che si sta pensando anche alla realizzazione consortile di un forno crematorio.
Del resto a giustificare questa attenzione ci sono due fatti importanti: l’impossibilità di ampliare all’infinito il cimitero urbano che è ormai integrato al centro e la crescente attenzione con cui in tanti, anche qui, guardano alla cremazione: nel 2013 ci sono state ventotto cremazioni che nel 2014 sono diventate trentacinque e il dato è in sicura crescita se si considera anche che ci sono al Forte oltre duecento persone in vita già iscritte alle società per la cremazione.
«Due anni fa, - spiega Vasco Franceschi, dirigente della Croce Verde - consegnai al nostro sindaco una documentazione al riguardo e lui si disse interessato». Il forno potrebbe essere facilmente creato a monte del cimitero nei terreni comunali occupando un piccolo spazio senza preoccupazioni di fumi, rumori e inquinamento, in occasione dell’ampliamento già previsto. «Tuttavia dopo questo periodo e dopo che altri comuni della zona si stanno interessando alla questione che è un vero e proprio business, trovo sbagliato che il Forte, che ha le condizioni ideali per realizzarlo, si faccia adesso sfuggire l’occasione. È vero che un forno costa sul milione di euro – prosegue Franceschi – ma basta fare due conti con un costo netto della cremazione di cento euro circa e una tariffa che spesso sale fino sei volte tanto per capire che in pochissimo tempo l’impianto sarebbe ripagato. Tuttavia sarebbe errato – prosegue Franceschi – farne solo una questione economica, oggi utilizzare gli impianti fuori comune e talvolta fuori regione è molto costoso e i costi si abbattono poi sulle famiglie, già colpite dal dolore della scomparsa di un congiunto. Senza considerare che l’investimento è irrisorio rispetto ai risultati oltre ad essere ecologicamente perfetto per assenza di fumi, inquinamento e così via. E non credo che la via consortile per fare il crematorio fra comuni versiliesi sia quella giusta – prosegue Franceschi - perché l’esperienza insegna che tante operazioni di varia natura gestite dai comuni associati hanno dimostrato poi i loro limiti, mentre in questo caso Forte dei Marmi sarebbe in condizione di fare da sola e poi diventare lei stessa un centro versiliese di fatto per la cremazione, creando posti di lavoro, e un sicuro gettito per il bilancio comunale. Naturalmente – tiene a precisare Franceschi – io non ho alcun interesse alla cosa, ma dico ciò perché ne sono fermamente convinto visto che seguo le cremazioni di tanti concittadini da anni, e perché ritengo che sia un’opportunità che se perduta o lasciata disperdere nelle incertezze degli accordi fra comuni, si rivelerà un danno grave alla collettività fortemarmina sul piano sociale prima ancora che economico».
Angelo Petri
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