Gioco
Ragazza incinta resta prigioniera nel parcheggio dell’ospedale
Giovane di Stazzema va a fare una visita di controllo e quando esce si accorge che un furgone le blocca la via d’uscita: «Mi sono rivolta ai vigilantes, ma dicevano di non poter fare nulla». Ad aiutarla altri pazienti
VIAREGGIO. È il parcheggio di cui si è discusso di più e si continua a discutere. È quello dell’ospedale Versilia, dove una ragazza incinta è rimasta bloccata per quasi un’ora con la sua auto sbarrata da un furgone mal parcheggiato. Con nessuno in grado di intervenire, fatta eccezione per altri utenti che dopo lungo penare hanno “liberato” - con mille manovre - la ragazza.
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La protagonista di questa vicenda è una giovane ragazza di Stazzema, Isabella Faro, che è a circa metà percorso della sua gravidanza. Si era recata all’ospedale per le visite di routine: aveva parcheggiato la sua auto negli stalli a pagamento, ma quando è tornata un furgone le impediva l’uscita. In un caso normale prima si aspetta qualche minuto, poi ci si guarda attorno per capire se il proprietario dell’auto è in zona, e infine si chiama la Municipale. Ma qui non è possibile: il parcheggio dell’ospedale Versilia è un’area privata, per quanto di uso pubblico.
«Il furgone era parcheggiato fuori dalle strisce blu e in presenza del cartello di rimozione forzata - racconta Isabella - Ho provato a fare manovra ma nulla, ero bloccata. Ho chiamato i vigilanti del parcheggio, ma hanno detto che non potevano fare nulla e dovevo rivolgermi ai vigili urbani».
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Un errore, come spiega l’Asl a fianco. Fatto sta che è iniziato il calvario di Isabella, per fortuna durato poco più di un’ora, anche se non è stato facile data la sua condizione di donna in dolce attesa. Isabella è tornata all’auto e ha chiamato i vigili urbani, ma ecco la sorpresa.
«Mi sento rispondere che non possono fare nulla perché mi trovo in una proprietà privata. I vigilanti dell'ospedale provano a loro volta a chiamare i vigili spiegando la situazione ma niente - prosegue Isabella - Nel frattempo era passata mezz’ora, mezz’ora che ero in piedi sotto al sole con mia mamma. Ho chiamato ancora i vigili urbani dicendo che sono al quarto mese di gravidanza, che ero da questo furgone e che con quel caldo avrei potuto rischiare un malore e mi sono sentita rispondere che loro non potevano venire, ribadendo che mi trovavo in una proprietà privata». E così il dilemma è andato avanti.
«A quel punto ho chiamato i carabinieri che dopo neanche cinque minuti erano già lì - continua Isabella Faro - Mi hanno spiegato che potevano solo prendere i dati nostri e del furgone che ci bloccava ma non potevano fare altro. Sarebbero potuti intervenire solo dopo un tot di ore, perché allora sarebbe subentrato una sorta di sequestro».
Insomma, una vera e propria vicenda grottesca, scaturita da una confusione nelle competenze. Originata da un errore dei vigilantes. Tra l’altro il mezzo non impediva solo il passaggio dell’auto della ragazza, ma anche il regolare defluire del traffico nel parcheggio. Isabella è potuta uscire con la sua automobile soltanto dopo che sono state spostate le auto parcheggiate di fianco, mentre il furgone in divieto di sosta con rimozione forzata è rimasto lì.
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